10. Ridurre le disuguaglianze

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Obiettivo 10 – Ridurre le disuguaglianze

Goal 10

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La riduzione delle ineguaglianze all’interno di e fra le Nazioni è un obiettivo fondamentale per lo sviluppo sostenibile nei prossimi anni. Le disparità economiche e sociali tra i Paesi comportano instabilità, incertezze, ma soprattutto pericolosi squilibri e facili ingiustizie. La redistribuzione del reddito è un obiettivo della moderna economia. L’utilizzo, se non sfruttamento, di risorse da parte di multinazionali o potenze capitalistiche nei confronti di paesi in via di sviluppo genera la piaga di una mancata redistribuzione. Rispetto alla fine del secolo scorso si è diffusa l’assenza di equità e una non omogenea distribuzione dei redditi accrescendo il divario tra ricchi e poveri. La disuguaglianza mina seriamente la crescita sostenibile e gli obiettivi economici di ampio respiro. L’eradicazione della povertà con promozione di modelli sostenibili di consumo, produzione, protezione e gestione della base di risorse naturali dello sviluppo economico e sociale sono i requisiti essenziali per lo sviluppo sostenibile. Già alla Conferenza di Rio (Brasile) del 2012 le Nazioni Unite hanno rinnovato l’impegno per determinare, incentivare e costruire un’economia tesa ad eliminare le disuguaglianze favorendo due linee guida fondamentali:

  • economia verde nel contesto dello sviluppo sostenibile e riduzione della povertà limitando le minacce del cambiamento climatico, perdita della biodiversità, desertificazione ed esaurimento delle risorse naturali
  • quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile basato sui tre pilastri sociali, ambientali ed economici.

Questi impegni sono non solo dei governi, ma anche della società civile come ad esempio le parti sociali o i “Majors Groups” identificati in industria, giovani, agricoltori, popolazioni indigene, amministrazioni locali, ONG, comunità scientifiche, donne, lavoratori e sindacati. Ecco alcune azioni per favorire l’uguaglianza:

  • trattamento speciale per Paesi meno progrediti;
  • assistenza e investimenti dall’estero per Paesi insulari o senza sbocco sul mare;
  • riduzione del costo delle “rimesse” degli emigrati;
  • eliminazione dei “paradisi fiscali”.

Anche nei Paesi considerati “ricchi” esistono disuguaglianze “interne”, anzi molto spesso la “forbice” (gap) tra fasce sociali è molto ampia acuendo il divario nell’accesso alla sanità, all’educazione, o altri servizi per le persone e provocando un aumento della mortalità infantile. Tra i Target di questo Goal 10 ci sono quelli di incrementare del 40% il reddito della popolazione di strato sociale più basso, potenziare l’inclusione sociale ed economica, promuovere legislazioni per le pari opportunità, mettere in pratica politiche migratorie sicure, regolari e ben gestite. In Italia la disuguaglianza è ancora molto elevata soprattutto tra nord e sud nonostante si siano avviate politiche di contrasto alla povertà come ad esempio l’introduzione del recente “reddito di cittadinanza”, ma molto resta da fare per interventi che incidano sulla parità di accesso alle opportunità e sulla formazione dei redditi primari.


Target

10.1 Entro il 2030, raggiungere progressivamente e sostenere la crescita del reddito del 40% della popolazione nello strato sociale più basso ad un tasso superiore rispetto alla media nazionale.

10.2 Entro il 2030, potenziare e promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione, stato economico o altro.

10.3 Assicurare pari opportunità e ridurre le disuguaglianze nei risultati, anche eliminando leggi, politiche e pratiche discriminatorie e promuovendo legislazioni, politiche e azioni appropriate a tale proposito.

10.4 Adottare politiche, in particolare fiscali, salariali e di protezione sociale, per raggiungere progressivamente una maggior uguaglianza.

10.5 Migliorare la regolamentazione e il monitoraggio di istituzioni e mercati finanziari globali e rafforzare l’attuazione di tali norme.

10.6 Assicurare una migliore rappresentanza che dia voce ai paesi in via di sviluppo nelle istituzioni responsabili delle decisioni in materia di economia e finanza globale e internazionale, per creare istituzioni più efficaci, credibili, responsabili e legittimate.

10.7 Rendere più disciplinate, sicure, regolari e responsabili la migrazione e la mobilità delle persone, anche con l’attuazione di politiche migratorie pianificate e ben gestite.

10.a Attuare il principio del trattamento speciale e differente riservato ai paesi in via di sviluppo, in particolare ai meno sviluppati, in conformità agli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

10.b Incoraggiare l’aiuto pubblico allo sviluppo e i flussi finanziari, compresi gli investimenti diretti esteri, per gli stati più bisognosi, in particolar modo i paesi meno sviluppati, i paesi africani, i piccoli stati insulari in via di sviluppo e i paesi in via di sviluppo senza sbocco al mare, in conformità ai loro piani e programmi nazionali.

10.c Entro il 2030, ridurre a meno del 3% i costi di transazione delle rimesse dei migranti ed eliminare i corridoi di rimesse con costi oltre il 5%.


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L’ascensore sociale
La “mobilità sociale” detta anche “ascensore” è la possibilità data a tutti attraverso l’istruzione o il lavoro di innalzare la propria condizione sociale. Ogni cittadino deve avere l’opportunità di salire secondo il merito e ciascuno deve avere la possibilità di accedere a posizioni più vantaggiose della scala sociale. I Paesi più progrediti hanno un’alta mobilità mentre le disuguaglianze innescano processi di ostacolo alla partecipazione al mondo del lavoro, di crescita del divario territoriale, di precarietà o part-time involontario così come del digital-divide. In Italia negli ultimi anni, contrariamente a quanto accaduto negli anni ’60, ’70, 80 l’ascensore è bloccato o addirittura si muove verso il basso: non si registrano dati migliorativi dello stato sociale soprattutto negli strati economicamente più svantaggiati della popolazione in cui, purtroppo, sulle opportunità individuali pesa molto la classe sociale di origine dei genitori che condiziona i destini dei figli (downgrading).


Influencer

Anthony Barnes Atkinson è stato un economista britannico autore di numerosi libri sui temi del welfare e delle disuguaglianze in cui ha proposto 15 azioni concrete per ridurla.


Keywords

Digital-divide: in inglese “divario digitale” o mancanza di uniformità tra chi ha accesso e chi è escluso in modo totale o parziale dalle tecnologie dell’informazione e comunicazione digitali (paradossalmente nelle zone più depresse economicamente si ha il primato di uso dei social).

Downgrading: dall’inglese “declassamento”, nel contesto delle disuguaglianze la percentuale di figli che staranno peggio dei loro genitori (26,6 %) è superiore a quella dei figli che miglioreranno la loro situazione.

Eradicazione: eliminazione radicale.

Paradiso fiscale: Paese che garantisce prelievi di tasse bassi o nulli sui depositi bancari.

Redistribuzione: i profitti non sono redistribuiti infatti l’1% della popolazione mondiale è due volte più ricco della ricchezza detenuta da 6,9 miliardi di persone (fonte vita.it).

Rimessa: denaro che gli emigranti inviano alle loro famiglie in patria in diverse modalità.


Testo di Paolo Quadrino
tratto dal libro per studenti “Educazione civica a scuola” pubblicato daWinScuola

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