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Percorsi personalizzati e individualizzati e didattica attiva

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Molto spesso ci ritroviamo a dover comprendere il significato di termini che nel linguaggio comune appaiono come sinonimi ma che in termini prettamente didattici hanno un significato totalmente diverso. Didattica personalizzata o individualizzata?

Cos’è la didattica individualizzata?

Proviamo a fare chiarezza. “La didattica individualizzata consiste nelle attività di recupero individuale che può svolgere l’alunno per potenziare determinate abilità o per acquisire specifiche competenze, anche nell’ambito delle strategie compensative e del metodo di studio” (Linee Guida 2011 per gli studenti con DSA). Compito dell’insegnante è esaminare i bisogni delle studentesse e degli studenti, valutare il livello raggiunto, sia in ingresso o in itinere, strutturare e adattare attività che consentano a tutti di raggiungere lo stesso obiettivo. In sostanza, applicare e “agire” una didattica individualizzata significa dare a tutti gli studenti l’opportunità di raggiungere i livelli minimi previsti nel curricolo (quelli che spesso erroneamente vengono chiamati obiettivi minimi).

Cosa vuol dire allora didattica personalizzata?

Cosa vuol dire allora didattica personalizzata? La personalizzazione è, invece, una strategia didattica che mira a valorizzare i talenti dei singoli alunni, fino alle eccellenze, senza prevedere necessariamente obiettivi da raggiungere: ognuno raggiunge il “proprio” obiettivo personale, in base alle proprie potenzialità. Il compito del docente in questo caso è quello di ricercare le potenzialità di ciascuno, le aree di eccellenza e progettare attività personalizzate affinché ciascuno possa raggiungere il massimo obiettivo possibile dettato dalle proprie peculiarità.  Si tratta di far emergere quelle che sono le risorse intime di ciascun studente, valorizzare lo stile cognitivo e lo stile di apprendimento inserendolo in un setting didattico che valorizza la persona insieme ai suoi talenti. Insomma, da un punto di vista didattico, “personalizzare” significa educere, far partorire quella meravigliosa “forma” (ancora in potenza) che rispecchia la specifica intelligenza o intelligenze di cui tutti gli allievi sono diversamente portatori. Ma come fare tutto ciò? Ecco alcuni esempi di metodologie attive.

Tutoring

Il mutuo insegnamento consiste nel proporre agli studenti di utilizzare le competenze che possiedono per promuovere quelle dei compagni. Ogni allievo è invitato a elencare quello che sa e gli argomenti che padroneggia con certezza. Si metterà poi alla prova insegnando ai compagni: mediante questa esperienza il tutor si renderà conto di quanto conosce e di quanto è abile nel comunicarlo agli altri studenti. Il peer tutoring è un metodo basato su un approccio cooperativo dell’apprendimento. Si può suggerire un lavoro in coppie o piccoli gruppi di pari in cui uno è più esperto e assume il ruolo di insegnante tutor, l’altro, meno esperto, è colui che deve imparare, ovvero il tutee. Verrà in tal modo attivata una didattica efficace per lo scambio di informazioni e di abilità.

Gli obiettivi del tutoring

Il tutoring si propone il raggiungimento di due obiettivi educativi principali: “imparare a imparare” e “imparare a lavorare con gli altri“. il ruolo dell’insegnante è di regia e dovrà attivare, organizzare e orientare verso il compito le potenziali risorse di apprendimento dei singoli alunni. I pari sono maggiormente efficaci nei processi di apprendimento poiché forniscono modelli di problem solving più semplici e più “vicini” a chi deve acquisirli. Imparare a lavorare con gli altri vuol dire aiutarsi e sostenersi reciprocamente. Gli studenti inizieranno ad apprezzare maggiormente i propri compagni che verranno considerati amici che danno una mano nel processo di apprendimento. Nel tutoring si ravvisa la necessità di definire un “contratto”: è essenziale una fase di preparazione per specificare gli obiettivi, preparare il tutor e fissare con gli alunni, anche in forma scritta, gli accordi definiti tutti insieme. Il tutoring o peer tutoring è particolarmente adatto per “agire” una didattica individualizzata.

Lezione intermittente

Step individuati per poterla realizzare:

  1. l’insegnante divide l’argomento in 4-5 parti.
  2. Gli studenti vengono invitati a prendere appunti singolarmente.
  3. Interruzione ogni 5-10 minuti in corrispondenza dei punti nodali.
  4. Durante la spiegazione l’insegnante dovrà scrivere alla lavagna 4-5 domande guida relative all’argomento.
  5. Ai punti previsti l’insegnante interrompe la spiegazione e chiede a ogni coppia di confrontarsi sugli appunti presi e di integrarli a vicenda (5 minuti).
  6. Terminata la spiegazione ogni coppia produrrà un elaborato comune.

Durante il percorso un alunno legge e l’altro scrive (ogni due punti trattati si cambia il ruolo).

La lezione intermittente si configura come particolarmente consigliata per la didattica anche personalizzata.

La condizione epidemiologica e la didattica frontale e la sperimentazione di formule alternative

Anche se la condizione epidemiologica ci costringe a ritornare a una didattica frontale, si possono comunque attivare le esperienze consigliate. I ragazzi possono lavorare attraverso una video conversazione su Skype, una chat su WhatsApp o mediante una classe virtuale su Edmodo. Resta la necessità di sperimentare formule alternative a quelle meramente frontali. Consapevole di aver fornito solo due esempi e che le metodologie attive sono davvero plurali e molteplici, si precisa che gli esempi riportati si configurano come stimolatori della creatività del docente e che possono essere adattati e riadattati alle esigenze di ogni singola classe.

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