Percorsi abilitanti docenti, Pittoni (Lega) punta sul nuovo DPCM: “Non far rimpiangere i PAS”

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Il senatore Mario Pittoni, Responsabile Dipartimento Istruzione Lega e Vicepresidente Commissione Cultura Senato, torna a parlare dei percorsi abilitanti introdotti dalla legge 76/22 e invita a non sprecare il prossimo DPCM previsto entro il mese di luglio.

Secondo Pittoni, “sarebbe stato più pratico riattivare i Percorsi abilitanti speciali (Pas), collaudati con successo nel 2013, estendendoli a ingabbiati e dottori di ricerca. A tali percorsi – auspicati a gran voce da centinaia di migliaia di precari ancora confinati in seconda fascia – viene riconosciuto di aver prodotto docenti di livello puntando su didattica generale e speciale, pedagogia generale e speciale rivolta ai bisogni educativi speciali, pedagogia sperimentale, didattica disciplinare, laboratori pedagogico-didattici, tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la didattica, modellandosi sulle caratteristiche delle categorie coinvolte“.

Al contrario, spiega il senatore, nel comma 4 dell’art. 2 bis del decreto Pnrr2 le categorie di accedenti ai percorsi non sono distinguibili, quando ne vanno assolutamente considerate almeno tre: 1) Docenti precari che insegnano nella scuola statale (seconda fascia Gps), nelle paritarie e nei centri IeFP, con anzianità di servizio pari o superiore a tre annualità (triennalisti); 2) Docenti di ruolo, cosiddetti “ingabbiati”, cui è stata finora sottratta la possibilità di conseguire l’abilitazione all’insegnamento per una classe di concorso diversa e/o per un diverso grado di istruzione pur possedendo il titolo di studio idoneo; 3) Dottori e dottorandi di ricerca, cui va riconosciuto il valore esperienziale del percorso di dottorato, ribadendo parallelamente l’importanza di frequentare e superare uno specifico percorso formativo dedicato all’insegnamento nella scuola secondaria“.

Per questo motivo, Pittoni sottolinea come “tutto si gioca sulla ‘qualità’ del DPCM che la presidenza del Consiglio dovrà concertare con i ministeri dell’Istruzione e dell’Università“.

Il responsabile scuola del Carroccio propone nello specifico:  “1) In relazione al personale che abbia prestato servizio di ruolo (ingabbiati) o non di ruolo per almeno tre annualità, nella determinazione dei 20 (o dei 10, che comunque corrispondono a 120 ore decisamente senza senso per chi già insegna) CFU di tirocinio si tiene conto proporzionalmente dell’entità del servizio prestato e si valuta in misura maggiorata il servizio prestato nella stessa classe di concorso per la quale si partecipa al percorso abilitante; 2) In relazione a dottori e dottorandi di ricerca iscritti all’ultimo dei tre anni previsti, nella determinazione dei 40 (o dei 20) CFU per le attività formative si valutano anche le competenze trasversali e formative acquisite nel percorso di dottorato; 3) In relazione al personale che sia in possesso di un’abilitazione o del titolo di specializzazione su sostegno, si tiene conto in sede di determinazione dei 10 CFU di tirocinio dell’entità di quello già svolto nel corso abilitante o in quello di specializzazione per le attività di sostegno, nonché in sede di determinazione dei 20 CFU di attività formative delle competenze trasversali e metodologiche già acquisite nei suddetti percorsi“.

Può essere l’occasione per non fare rimpiangere i Pas a triennalisti e ingabbiati che, comprensibilmente, interpretano il tirocinio come ennesima vessazione nei loro confronti“, conclude Pittoni.

TESTO RIFORMA

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