Perché sistemare chiunque a tutti i costi? Lettera

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Inviato da Mario Giosa – In risposta alla lettera della collega in pensione che auspica la sistemazione di tutti i precari senza concorso vorrei fare le seguenti considerazioni.

Ho 34 anni di esperienza nella scuola e sono prossimo alla pensione, quindi credo di avere una visione abbastanza realistica di ciò che avviene in questo mondo.
Permettere a chi ha 3 anni servizio di “sistemarsi” per la vita senza concorrere con una prova selettiva mi pare molto discriminatorio rispetto a chi ha per esempio solo 2 anni e mezzo di servizio e magari è molto più competente. A questi viene data la possibilità di accedere al concorso ordinario con quell’aberrante sistema delle prove pre-selettive a quiz che screma a caso i candidati senza un fondamento pedagogico e tanto meno disciplinare. Per non parlare poi del seguito, in cui i candidati devono conoscere un mare magnum di nozioni. La cosa potrebbe essere anche giusta se fosse applicata per equità a tutti quelli che devono accedere al ruolo.

La realtà dimostra che fra tutti coloro che sono entrati con pseudo-concorsi straordinari o con sanatorie varie c’è una buona parte di incompetenti. Personalmente detesto la politica sciagurata dei sindacati tutti, il cui obiettivo è solo quello di “mettere a posto” chiunque e di salvaguardare a tutti i costi il posto anche di coloro che, una volta entrati, fanno solo danni all’educazione. E adesso addirittura, in nome dell’emergenza, si chiede di entrare in massa senza selezione.

Il paragone con i medici assunti dopo 3 anni di servizio, mia cara collega, non regge. A parte il fatto che questo non è certo sinonimo di professionalità (tutti i medici sono bravi?), in ambito sanitario c’è una tale carenza di personale che bisogna ricorrere necessariamente a quel tipo di reclutamento. Quanti quarantenni e cinquantenni hanno fatto altro nella vita e poi hanno deciso di dedicarsi all’insegnamento e dopo 3 anni possono avere il posto fisso? Umanamente se lo meritano, ma non credo professionalmente.

Per carità, premesso che fra i tanti precari ve ne sono molti di ben più competenti dei docenti di ruolo, ciò che va radicalmente rivisto è il sistema di reclutamento. Umberto Galimberti sostiene che si dovrebbero fare delle vere e proprie prove attitudinali. Molti docenti infatti non sono assolutamente portati per un mestiere come questo, dove non bastano certo una laurea e 3 anni di servizio per poterlo svolgere seriamente. E qui ci addentriamo nell’altra landa desolata che è quella della formazione. Non ho sentito un sindacato proporre una politica seria a questo riguardo. La formazione dovrebbe essere iniziale e in servizio, di qualità e retribuita. Invece si è tutti allo sbaraglio e quel che conta è mettere il culo al caldo. Mi si perdoni questa inelegante espressione, ma lo ripeto, da insegnante prossimo alla pensione sono disgustato da tante figure di sindacalisti che ben poco sanno di questo mestiere.

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