Perché non donare il bonus docenti agli ospedali in emergenza? Lettera

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Inviata da Laura Minerva – Sembra un risveglio surreale quello di oggi, un salto quasi nel Medioevo. Tutti gli insegnanti e gli studenti d’Italia a casa: scuole chiuse per evitare e/o rallentare un potenziale contagio da Coronavirus.

Se ce lo avessero prospettato qualche tempo fa, nessuno di noi avrebbe scommesso un euro sulla possibilità, neppure remota, che accadesse quello a cui stiamo assistendo in questi giorni.

Penso a tutte le persone che stanno dando l’anima negli ospedali. Penso ai medici, agli infermieri, ai malati e ai loro cari, a chi ha una o più patologie e alla preoccupazione che vive in questi giorni, penso alle persone che hanno sperimentato sul proprio corpo questo virus incontrollabile e non ce l’hanno fatta. Ma erano anziani! – hanno detto in molti. No! Erano persone! – dico io, esattamente come tutti noi, tutte indistintamente passeggere dell’equipaggio di una stessa, unica barca.

Noi docenti siamo chiamati in questi giorni a fare didattica a distanza. Lavoreremo da una piattaforma. Lavoreremo da casa. Intanto, medici, infermieri, ricercatori e moltissime altre persone continueranno incessantemente a dare l’anima per farci ritornare quanto prima alla ‘normalità’, a una realtà nella quale sarà nuovamente possibile avere lo slancio di abbracciare qualcuno senza il timore che costui pensi alla contestuale trasmissione di chissà quale male, a una realtà fatta di vicinanza senza centimetri né metri di distanza, a una realtà con più sorrisi e con meno psicosi.

Ho sempre pensato che due professioni al mondo richiedano una passione smisurata: quella del medico, rivolta alla cura del corpo, e quella dell’insegnante, rivolta alla cura e alla crescita della persona. Medici e insegnanti: due facce della stessa medaglia, che è l’essere umano, che è ciascuno di noi.

Abbiamo un bonus docenti da parte: perchè non facciamo sentire la nostra voce affinché ciascun bonus venga convertito in denaro da donare direttamente agli ospedali? Una mano tesa dal mondo della scuola a un mondo che in questo momento lotta incessantemente, anche e soprattutto con la paura di non riuscire più tra qualche ora a far fronte adeguatamente a quanto accade intorno a tutti noi, nessuno escluso.

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