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Perché l’educazione alla pace è importante per i giovani: un esempio di intervento nelle scuole

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In un mondo in cui atti di violenza riempiono i nostri telegiornali, le nostre TV, i post dei nostri social, di notizie e c’è una stratosferica diffusione di dolore intorno a noi, la pace ha necessità ed urgenza (incontenibile) di radicarsi, nelle nostre scuole, in primis, sotto forma di educazione. L’educazione alla pace (non è casuale che se ne parli, proprio in questi giorni nei quali sta diventando ancora più necessaria nella vecchia Europa) è importante per ciascuno di noi, prescindendo la nostra età. Ma la domanda, a partire da queste considerazioni, che dobbiamo necessariamente porci (specialmente insegnanti e dirigenti scolastici) è: qual è il momento più efficace per impegnarsi nell’educazione alla pace insegnando e permettendo ai ragazzi di imparare la risoluzione trasformativa dei conflitti?

L’età dello sviluppo e il radicamento del concetto di pace

Più i nostri bambini (figli o alunni) crescono, più si definisce e radica la loro visione del mondo unica e più energicamente imparano come interagire con le persone che li circondano; come reagire ai loro stimoli, alle sollecitazioni piacevoli e ai dolori, ai momenti di gioia e ai drammi (esistenziali). L’apprendimento della pace è una meravigliosa opportunità offerta (potremmo dire, con più sicurezza) consegnata ai nostri bambini di costruire prospettive pacifiche del mondo che li circonda e nel quale devono vivere (potremmo dire, certi di non sbagliare, convivere). Se riusciamo (e dobbiamo impegnarci, quotidianamente, per riuscirci e prestissimo) a fornire ai bambini le abilità di cui hanno bisogno per essere esseri umani che costruiscono relazioni sane e sono capaci e determinati nel risolvere problemi in modi che potenzino e migliorino la dignità intrinseca degli altri, il nostro pianeta terra ne trarrà beneficio, non solo adesso ma anche (in prospettiva) in futuro.

Normalizzare una sana risoluzione dei conflitti e integrarla nell’apprendimento tradizionale

Ritengo, ad ogni buon fine, che sia importante normalizzare una sana risoluzione dei conflitti e integrarla nell’apprendimento tradizionale. Sarebbe necessario e fondamentale osservare in prima persona questo processo, sociologico, pedagogico e, perché no, metodologico. L’educazione alla pace può essere una parte essenziale dell’educazione (processo formativo irrinunciabile, in ogni stagione della vita dell’uomo) a causa dell’immenso impatto che ha sugli studenti nelle loro classi e non solo in queste ma anche e principalmente nelle comunità che li circondano. Quando insegniamo ai giovani il valore della pace insieme alle competenze di cui hanno bisogno per essere sani risolutori di conflitti, forniamo alla futura generazione gli strumenti di cui hanno bisogno per essere Donne e Uomini in una società capace tenacemente di valorizzare le relazioni anziché che la competizione; una società del benessere rispetto ai risultati che, invece, fino ad ora, sono stati il punto terminal di ogni intervento educativo e formativo (oltre che didattico).

I valori condivisi

Quando questi valori sono condivisi, alcuni narrano la preoccupazione che la società stia divenendo troppo morbida e non motivata ad avere successo, ma quando lavoriamo con coloro, quando stanno, in classe, attorno a noi e collaborano attivamente con noi (anche solo con la forza del sorriso), possiamo ottenere risultati migliori pur mantenendo la nostra salute individuale e collettiva. L’educazione alla pace può fornire ai giovani competenze concrete da utilizzare nel lavoro di gruppo. È nella conversazione con coloro che li circondano che scopriamo e possiamo valutare la qualità della loro capacità a collaborare. In quel momento scopriamo l’importanza del gruppo anziché quella, in molti casi determinata, anche attraverso il nostro metodo valutativo, del concorrere che crea attori in competizione a scuola e non solo in questa realtà.

L’educazione alla pace è importante per tutti

L’educazione alla pace è importante per tutti, ma in particolare per i bambini che stanno ancora costruendo la propria identità e i valori che custodiranno lungo l’arco della loro vita, nei rapporti di coppia, in quelli di lavoro, nelle amicizie e nella comunità, generalmente parlando. Quando insegniamo ai bambini a essere pacifici, permettiamo loro di essere un modello positivo per gli adulti che li circondano. Quando ciò accade, l’impatto crea un effetto a catena nelle loro comunità e viene svelata la bellezza della natura relazionale dell’educazione alla pace. Per me, l’idea di un effetto a catena è ciò che guida la passione dietro l’insegnamento delle abilità di risoluzione dei conflitti ai giovani attraverso l’educazione alla pace.

UDA di continuità tra quinta classe Primaria e prima Secondaria di I grado: “La carovana dei pacifici”

L’articolo propone a corretto un’UDA di continuità tra quinta classe Primaria e prima Secondaria di I grado titolata “La carovana dei pacifici” realizzata dai superbi docenti dell’istituto Comprensivo “Gioacchino Rossini” di Belvedere Ostrense, Monsano, Morro D’Alba e San Marcello (professori Albanesi, Greco, Pittori e Sarti). Materie coinvolte: italiano, arte, storia, geografia, inglese e spagnolo, religione, musica.

Obiettivo formativo dell’UDA: Conoscere, ricercare, scoprire, riflettere, argomentare, tematizzare opinioni e idee e sviluppare lo spirito critico sul tema della pace e sulle sue ripercussioni nel contesto storico, culturale, sociale e politico sia in ambito locale sia in ambito globale. Indicatori del global learning prevalenti lo studente attiva competenze relative a: decentramento, interdipendenza, pensiero critico, trasformazione, corresponsabilità’, empatia e transcalarità.

UDA-IN-CONTINUITA-CLASSE QUINTA-CLASSE-PRIMA

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