Perché in Italia è difficile riformare il calendario scolastico e tutti i possibili cambiamenti vengono bocciati?

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Come è noto l’Italia si distingue per avere una delle pause estive più lunghe. Ma cosa significa questo per genitori e studenti?

Per le famiglie italiane, coprire le quasi 14 settimane di vacanza estiva è un peso economico. Secondo l’Associazione Nazionale per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori, la spesa media per un campus privato è di 170 euro a settimana, un costo che solo il 25% delle famiglie può permettersi.

Ma il problema non è solo economico. Studi dell’American Educational Research Association indicano che il 51% degli studenti sperimenta una “regressione” nelle vacanze, perdendo fino al 34% delle nozioni acquisite durante l’anno, particolarmente in matematica.

La rete Eurydice rivela che l’Italia, insieme alla Lettonia, ha le vacanze più lunghe in Europa. Questa scelta affonda le sue radici in un passato agricolo, quando le vacanze erano programmate attorno al ciclo del grano. Nonostante svariati tentativi di riforma, il calendario scolastico rimane invariato, spesso giustificato dal fattore climatico.

Diverse amministrazioni hanno cercato di “accorciare” le vacanze estive, ma senza successo. L’ultimo nel 2021 con il governo Drghi che propose di allungare l’anno scolastico per compensare gli effetti della pandemia e della DAD. Tuttavia, nonostante l’implementazione di “scuole estive,” molti genitori sostengono che una soluzione strutturale sarebbe la modifica del calendario.

Tra il peso economico per le famiglie e il rischio accademico per gli studenti, il sistema attuale sembra sempre più insostenibile. È tempo di chiedersi se un cambio strutturale sia ormai necessario per il benessere della prossima generazione.

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