Perché aggiungere 24 cfu se c’è il FIT? Lettera

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Gentile Redazione,
mi chiamo Marta Lotta, sono una giovane laureata che, come tanti, vede davanti a sé un futuro piuttosto incerto.

Ho deciso di scrivere queste righe per portare alla luce una questione a mio avviso indecente che si sta sviluppando negli ultimi mesi. Sono molti i giovani (e meno giovani) che aspirano ad intraprendere la carriera di insegnanti, una possibilità che sembra irrealizzabile ogni giorno di più.

Come si sa, ogni studente deve acquisire, prima della laurea, tutti i crediti formativi universitari (CFU) necessari per accedere alle classi di concorso idonee al corso di studi. Così ho fatto anche io, rimandando di qualche mese la mia laurea. Ora, però, questo non basta più. Infatti, dopo aver esultato per la decisione del Governo di istituire i FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio) che permetteranno, anche se in un futuro non proprio chiaro, un reclutamento più oculato dei docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado sulla base di un concorso pubblico, una nuova spada di Damocle è calata sulle nostre teste: i 24 CFU. Come sapranno bene gli interessati, si tratta di ulteriori 24 crediti formativi che noi aspiranti insegnanti dobbiamo acquisire nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche per poter prendere parte al famigerato concorso. Chi ancora è iscritto all’Università può acquisirli semplicemente chiedendo alla segreteria di aggiungere 6 mesi al proprio regolare curriculum, chi già laureato dovrà nuovamente immatricolarsi sia per poter certificare di possedere i crediti richiesti sia per poterli conseguire. Immatricolarsi significa che sia chi già possiede i crediti, e quindi ha già pagato le tasse universitarie negli anni di corso, sia chi vuole ottenerli deve pagare l’iscrizione secondo i listini delle singole Università (il costo totale non potrà comunque superare i 500 euro, secondo quanto imposto dal decreto ministeriale).

L’indecenza di tutto questo sta non solo nella richiesta di non pochi soldi che usciranno dalle nostre tasche, già piuttosto vuote, o da quelle dei nostri genitori, senza i quali, molti di noi non potrebbero sopravvivere, ma anche nella gestione del percorso formativo da parte di Ministero e Università. Infatti, il Ministero ha ben pensato di lavarsene le mani, dando poche e ambigue indicazioni e lasciando tutto in mano alle Università con risultati piuttosto scarsi e a tratti inquietanti.

Ogni studente ha la possibilità di richiedere il riconoscimento dei crediti che ritiene idonei ai parametri indicati dal MIUR senza, però, nessuna certezza che le segreterie li convalidino. Anzi, molti denunciano proprio questo genere di ingiustizia che, in verità, è difficile da sostenere dato che l’interpretazione dei requisiti è piuttosto soggettiva e molto poco oggettiva. E non dimentichiamo quanto questo percorso formativo sarà remunerativo per le Università stesse: parliamo di migliaia di iscritti in tutta Italia e di centinaia di euro per ognuno di loro. Alcune segreterie hanno già palesato l’intenzione di obbligare tutti gli iscritti a sostenere i quattro esami previsti (6 CFU ciascuno) a prescindere dal proprio curriculum, metodo più semplice e veloce rispetto al controllo e validazione di ogni singolo modulo presentato. Altre hanno organizzato più turni, data la mole di domande pervenute, non specificando, però, le tempistiche di realizzazione di questi stessi turni, cosa che lascia gli interessati nella più totale incertezza. La maggior parte di esse ancora non hanno dato alcun tipo di indicazione in merito.

Quello che non riesco a comprendere è per quale motivo il Ministero abbia deciso di introdurre questi CFU come propedeutici al concorso quando era ben cosciente del fatto che quasi mai sono compresi nei curricula universitari e, soprattutto, dal momento che i FIT, in quanto formazione al lavoro dei docenti, avrebbero potuto sopperire a queste lacune.

L’ulteriore spesa richiesta a chi già ha pagato tasse universitarie, piuttosto elevate, la disarmante mancanza di organizzazione, le tempistiche ambigue e sconclusionate spesso rilevate dalle dichiarazioni della Ministra Fedeli, sono un pugno in faccia per i tanti giovani che tentano, spesso da anni, di intraprendere la carriera di insegnanti, in passato rispettata e di alto valore, ora disgraziata e sottovalutata. Penso che un ammodernamento della classe docente e una loro migliore preparazione sia una necessità sotto gli occhi di tutti ma questo non può ancora una volta passare dallo sfruttamento delle già poche risorse economiche a nostra disposizione e dello sfinimento emotivo di chi è già piuttosto provato dalla ricerca di un lavoro che possa definirsi davvero tale.

Vi chiedo di interessarvi a questa problematica che affligge moltissimi giovani italiani, soprattutto in questo momento di campagna elettorale, nella speranza, piuttosto labile a dir la verità, che la classe dirigente se ne faccia carico anche per non rischiare che, a elezioni avvenute, l’iter ormai cominciato finisca buttato alle ortiche.

Grazie

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