Per quale motivo non a tutti i ragazzi piace andare a scuola? Lettera

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Mario Bocola – Per quale motivo non a tutti i ragazzi piace andare a scuola? Quali sono i punti deboli della scuola? Tutto dipende dalla qualità dell’insegnamento.

Oggi i ragazzi rifiutano nettamente il metodo della lezione frontale perché non sono più abituati all’ascolto attivo e sono sollecitati e distratti da mille situazioni. Eppure saper ascoltare è una delle quattro abilità che un alunno dovrebbe possedere.

Oltre all’ascolto si vanno sempre di più diffondendo i casi di ipercinetismo, ossia gli studenti che si muovono continuamente, che non sanno stare seduti nel banco, anche quando devono leggere, scrivere, prendere l’assegno sul diario. Un continuo e incessante moto del corpo, degli arti inferiori. Questo ovviamente accade durante gli anni della scuola dell’obbligo.

L’attrattiva e il piacere di andare a scuola è calato molto rispetto al passato perché è venuta meno la passione e la voglia negli studenti di apprendere, di conoscere, la curiosità intellettuale e la capacità di interrogarsi e di porre domande.

Alcuni pedagogisti affermano che la scuola non valorizza i talenti degli allievi, in quanto l’istruzione di oggi uccide la creatività. Ma la creatività non dovrebbe, forse, essere accompagnata dalla conoscenza e dalla competenza?

La persona creativa sviluppa un concetto mentale che deve essere supportato dalla conoscenza, altrimenti siamo di fronte ad una creatività arida e fine a se stessa.

Per sviluppare questa creatività la scuola dovrebbe mettere a disposizione tutti gli strumenti delle più moderne tecnologie da utilizzare nella didattica.

Ma non tutte le scuole d’Italia sono dotate di lim o di altri strumenti tecnologici che permettono all’alunno di ampliare le proprie competenze.

Le moderne tecniche di insegnamento favoriscono un processo attivo, non più basato sulla tradizionale lezione frontale e, quindi, sulla somministrazione di test a risposta multipla, ma sulla flipped classrom, che favorisce un processo attivo rendendo l’alunno protagonista della didattica. Insomma una sorta di laboratorio didattico proattivo.

Soprattutto la scuola dell’obbligo (dall’infanzia alla secondaria di I grado) dovrebbe puntare molto sull’ascolto perché gli studenti hanno completamente perso quest’abilità che è fondamentale per l’apprendimento in classe e per lo studio e la rielaborazione a casa.

Fatto sta che una spiegazione del docente, seguita attentamente in classe facilità molto lo studio e la rielaborazione a casa. Un tempo era così e dava frutti copiosi. Oggi, invece, le continue distrazioni al minimo rumore, l’abuso dei cellulari, hanno reso questi ragazzi più deboli nell’acquisizione fin dai primi anni di scuola delle quattro importanti abilità di base.

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