“Per insegnare matematica a scuola basterebbe una laurea triennale più un’integrazione centrata sulla didattica”. Il pensiero di Alessio Figalli

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“La matematica a volte può essere difficile, ma il livello che si insegna nelle scuole è raggiungibile da tutti”. Lo dice durante un’intervista a La Repubblica Alessio Figalli, vincitore della medaglia Fields nel 2018.

Secondo il matematico risiede anche nel fatto che  “per insegnare nelle scuole non c’è bisogno di avere una laurea in matematica. Basta aver fatto un certo numero di esami di matematica in qualunque altra facoltà. Può darsi che un laureato in biologia cambi idea e abbandoni la sua disciplina per insegnare matematica a scuola. Ma non è stato formato per quello. E’ una soluzione lontana dall’ideale“.

Da questo scaturisce la riflessione sul cambio di formazione degli insegnanti: “Una laurea di 5 anni in matematica non è veramente necessaria per insegnare nelle scuole. Basterebbe una triennale in matematica o fisica con un’integrazione centrata sulla didattica“.

Anche i programmi andrebbero aggiornati, secondo Figalli, ma solo in parte: “noi all’università li aggiorniamo in continuazione per restare in fase con le novità della ricerca, ma a scuola le basi possono restare le stesse. Potrebbero essere ritoccati dei temi specialistici che si affrontano al liceo, penso ad esempio allo studio della geometria dei solidi. Lì si potrebbe lavorare per avvicinare i programmi delle superiori a quelli delle università. Spesso quando mette piede in facoltà, uno studente si sente catapultato in un mondo tutto nuovo“.

Dal punto di vista didattico, secondo l’aperto, “in matematica è importante non saltare argomenti, perché una lacuna può avere facilmente ripercussioni sul resto del programma. E la calcolatrice andrebbe evitata il più possibile, perché allenarsi ad avere dimestichezza con i numeri è importante anche quando si fa il conto in pizzeria“.

Perchè oggi è difficile insegnare matematica: “Da un lato i professori hanno perso l’autorità che avevano quando ero ragazzino io. Gli studenti sono stati deresponsabilizzati, vengono spesso giustificati per il loro poco impegno. Però capisco anche che crescono in un clima più cupo. Ai nostri tempi sapevi che andando bene a scuola la tua vita avrebbe comunque preso il verso giusto. Oggi ti chiedi a cosa serve studiare, se i laureati attorno a te sono spesso disoccupati e se i lavori spariscono a causa dell’intelligenza artificiale“.

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