Per diventare insegnanti di sostegno bisogna superare due concorsi. Lettera

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inviata da Salvatore Sottile  – Gentili colleghi, insegno matematica e fisica e da sei anni copro regolarmente cattedre vacanti di 18 ore settimanali in quanto manca personale da anni.

Non essendoci la benchè minima possibilità attuale, di potere essere regolarizzato, mi sto accingendo a provare il concorso per diventare insegnante di sostegno (come migliaia di colleghi nelle mie medesime condizioni).

Ma ancora una volta si assite ad un ingiustizia legalizzata, tramite la quale non si rispetta la dignità del professionista ma, sopratutto, quei principi di civiltà e democrazia, sui quali un paese, che si definisce civile, fonda la sua esistenza.

Le ragioni principali sono due:

La prima è che per partecipare a tale corso di formazione ( abilitazione al sostegno) , essendo a numero chiuso, si sta chiedendo, in pratica, di superare un concorso.

Superato il quale, successivamente, al fine di essere assunto a tempo indeterminato, l’aspirante docente, dovrà superare un secondo concorso.

Credo che non esista professionista in Italia e nel mondo che per entrare nel pubblico come ingegnere, architetto ,medico, avvocato, ecc..debba superare due concorsi per concorrere ad una determinata e medesima posizione. Ad esempio io sono abilitato all’esercizio della professione d’ingegnere, non ho fatto nessun concorso per conseguirne l’abilitazione all’esercizio professionale, ma un giusto e dovuto esame di stato di 8 ore.

Successivamente se volessi concorrere per una posizione al comune alla regione o al ministero, farei un concorso e non due.

La seconda e gravissima ingiustiza che si sta consumando è che non si sta procedendo a fare dei concorsi differenziati.

Il laureato con 10 anni di servizio può “tranquillamente” vedersi scavalcato nel quiz preselettivo, da un giovane e fresco neolaureato. Non mi si dica che si avvantaggia la preparazione e la professionalità. Sappiamo tutti che l’insegnante, impara, cresce, matura, entra in empatica con gli studenti, perfeziona metodi di lavoro, soprattutto sul campo.

Non dubito sul fatto che occorre verificare la preparazione dei candidati in entrata, e certamente sceglierne i migliori, ma la metodologia adottata negli ultimi tempi è palesemente sbagliata.

L’esperienza non può essere ignorata, o al massimo “premiata” con una manciata di punti!!

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