Per Bianchi fare l’insegnante non può essere una scelta residuale: “È un percorso di vita. Dobbiamo ridare dignità alla professione”

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Ha parlato anche della figura dell’insegnante Patrizio Bianchi nel corso della lunga intervista rilasciata a Il Corriere della Sera. Il Ministro dell’Istruzione vuole puntare su un orientamento per fare in modo da avere persone che si approcciano alla professione dell’insegnante con maggiore consapevolezza.

Per farlo, il Ministro è consapevole che bisogna puntare su una comunicazione e orientamento efficaci già dall’università. “Bisogna puntare anche sull’orientamento, ne stiamo ragionando con la ministra dell’Università Cristina Messa”, dice Bianchi, che arriva dritto al punto: “Vogliamo che il mestiere di insegnante non sia una scelta residuale ma un percorso di vita, bisogna ridare dignità alla professione”.

Il proposito del Ministro si rintraccia anche sulle linee programmatiche presentate poche settimane fa. C’è infatti un capitolo in cui si vuole fare leva sulla formazione, che nell’idea di Patrizio Bianchi è uno dei capisaldi per avere sempre la consapevolezza del ruolo che il docente ha nella società: “tra le azioni correlate al PNRR è stata prevista la riforma del sistema di formazione in servizio per lo sviluppo professionale e di carriera del personale della Scuola. La riforma mira a costruire un sistema di formazione di qualità in linea con gli standard europei, il cui coordinamento sarà affidato ad un organismo qualificato (Scuola di Alta Formazione) dotato di un comitato tecnico-scientifico che coinvolgerà INDIRE, INVALSI, Università italiane e straniere“. 

Le azioni formative per gli insegnanti saranno accompagnate dalla realizzazione di un sistema digitale per la documentazione delle esperienze professionali e dei percorsi di formazione“,  prosegue il testo.

Anche il Patto per l’Istruzione presenta tale impegno: “Potenziare la formazione iniziale dei docenti della scuola secondaria, anche basandola su un modello formativo strutturato e integrato tra le Università e le scuole, idoneo a sviluppare coerentemente le competenze necessarie per l’esercizio della professione“.

Patto per l’Istruzione, c’è la firma: stipendi, reclutamento, formazione docenti e ATA, meno alunni per classe. TESTO [PDF] E INTERVISTE

Valorizzare la figura dell’insegnante? Senza uno stipendio adeguato è dura

E’ chiaro che valorizzare il personale docente non può prescindere da una situazione contrattuale che possa migliorare la situazione attuale. Qui però si entra in un campo complicato, ovvero delle coperture economiche per il rinnovo. E la direttrice dovrà essere il Patto per l’Istruzione, l’accordo sindacati-Governo che prevede anche una valorizzazione contrattuale: “prevedere efficaci politiche salariali per la valorizzazione del personale dirigente, docente e ATA, con il prossimo rinnovo del contratto, tramite le risorse di cui al Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale“.

La richiesta è dunque prevedere, in un’ottica pluriennale, risorse aggiuntive per la valorizzazione di tutto il personale della scuola, nell’ambito del fondo di cui all’art. 1, c. 592, della legge 7 dicembre 2017, n. 205 e del Fondo Unico Nazionale Dirigenti Scolastici (FUN). Prevedere nell’Atto di indirizzo un adeguato riconoscimento a tutte le professionalità operanti nella scuola, compresa la dirigenza scolastica.

I primi conteggi dei tecnici del governo e dei sindacati di categoria prendono a riferimento la dote attualmente sul tavolo per i rinnovi degli statali (3,7 miliardi inclusi i 400 milioni aggiunti dalla legge di bilancio 2021) che dovrebbe garantire, secondo l’esecutivo, un incremento del 4,07% della retribuzione pari a circa 107 euro medi mensili.

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