Per alcuni docenti didattica a distanza ha invaso privacy e diritto a disconnessione. A settembre ritorno a normalità

Quanto ha influito la DAD nel rapporto scuola-famiglia? In questa fase di emergenza COVID-19, la didattica a distanza ha invaso le case degli italiani.

L’interazione tra scuola e famiglia ha costituito un tipo di relazione sociale per la quale, se riguardata da un punto di vista giuridico, occorre tenere conto di reciproche posizioni di diritto soggettivo o di interesse legittimo.

Come in tutte le situazioni giuridiche “bilaterali”, peraltro, la soluzione delle relative problematiche od eventuali controversie impone un “bilanciamento” di principi, valori e privacy.

Nella specie, il bilanciamento va a realizzarsi tra le finalità istituzionali e le scelte organizzative e didattiche della scuola, i diritti ed i doveri dei genitori, la cooperazione tra la scuola ed i genitori, il legame di corresponsabilità educativo-formativa che si instaura tra i genitori e gli insegnanti.

La didattica a distanza ha cambiato radicalmente le relazioni tra scuola e famiglia, in un ambiente di apprendimento radicalmente mutato, sia perché la scuola è entrata in casa sia per l’utilizzo degli strumenti tecnologici.

Se nella didattica in presenza il contesto scolastico, separato fisicamente da quello familiare, si è connotato per l’assenza di molte ore dell’alunno da casa, nella DAD la lontananza fisica ha implicato la presenza simultanea della scuola e della famiglia in un ambiente di apprendimento virtuale.

L’impossibilità di attuare forme di didattica che possiamo definire tradizionali ha chiamato tutte le componenti della comunità scolastica, docenti, genitori e alunni, ad una riprogettazione delle forme e delle modalità di apprendimento, in primis multimediali, al fine di garantire il diritto all’istruzione degli alunni e la continuità del processo educativo/formativo.

Sul punto la Costituzione colloca sia il principio enunciato dall’art. 30, primo comma, (…E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli…) sia il principio enunciato dall’art. 33, secondo comma, (La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi).

“I rapporti tra scuola e famiglia sono la prima cerniera che connette il mondo degli affetti familiari con quello delle relazioni e delle istituzioni sociali, ossia il mondo privato con quello del pubblico…”, così nel documento MIUR del 4/3/2009, prot. 2079.

In piena emergenza sanitaria, con la nota 368 del 13/03/2020 il Capo Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali del Ministero dell’Istruzione, indirizzata agli Uffici Scolastici Regionali, ai Dirigenti Scolastici e ai Docenti, ha sottolineato – in ragione della sospensione delle attività didattiche in presenza – la necessità di incentivare e aumentare il ricorso alla didattica a distanza, al fine di tutelare il diritto all’istruzione, costituzionalmente garantito.

La nota invitava a riflettere sulla circostanza che le richieste delle famiglie, in quel momento, andavano oltre il tema dei compiti e delle lezioni a distanza, esprimevano l’esigenza di ascoltare le voci e le rassicurazioni del mondo della scuola, di poterle incrociare anche con gli sguardi rassicuranti degli insegnanti, e per poter confidare paure e preoccupazioni senza vergognarsi di chiedere aiuto.

L’ambiente di apprendimento della DAD ha dunque mostrato confini ampi, che vanno oltre la semplice aula, e hanno visto come attori coprotagonisti i genitori, chiamati ad aiutare i figli in numerose azioni quali la consultazione del registro elettronico, il reperimento del materiale, il caricamento dei compiti svolti a casa, coinvolgimento tanto più ampio quanto più l’età dei discenti era bassa.

La Didattica a Distanza in tempo di emergenza ha dunque ridato a due entità, Famiglia e Scuola, il giusto valore sociale.

Come del resto, allo scopo di tenere vitale e utile l’affiatamento tra le famiglie e la scuola, i genitori, anche in periodo di didattica a distanza, sono stati invitati a adoperare al massimo le opportunità offerte intervenendo alle assemblee di classe on line, ai ricevimenti generali in piattaforma, qualora convocati, e ai colloqui individuali con i docenti, nell’orario e nelle giornate indicate anche se in sospensione dell’attività didattica in presenza.

In tutto questo sono state benaccette anche altre forme di partecipazione o suggerimenti di riunioni suggerite dai genitori stessi, specie in un momento delicato come questo, in cui deve risultare maggiormente attivo il rapporto collaborativo e di cooperazione tra la scuola e la famiglia.

Ma in tutta questa fase della didattica a distanza, questo rapporto collaborativo tra scuola e famiglia si è mantenuto nei limiti della privacy tra vita privata e lavoro del docente? Oppure la DAD ha azzerato tutto?

Quando l’attività curriculare avveniva in presenza, i genitori degli alunni per poter avere un incontro con il docente si prenotavano sul portale della scuola ovvero erano prefissati delle ore di ricevimento.

D’altra parte, l’alunno non ha mai invaso la sfera della vita privata del docente, oltre i limiti di tolleranza.

La sensazione che alcuni docenti hanno avuto è che invece in questa pandemia si sia azzerato tutto questo.

Il contatto fra alunno e docente, fra genitori e docenti, in alcuni casi, è andato oltre l’orario di lavoro, oltre il normale rapporto.

C’è stato un continuo contatto fra docente, famiglia e alunno. Si è avuto la sensazione che questa modalità di interlocuzione fosse la normalità.

D’altra parte, se per gli alunni si è andato incontro sopperendo ad alcune carenze tecnologiche al fine di dare loro la possibilità di seguire la DAD, per i docenti non vi è stato alcun aiuto.

Non è stato normale che l’orario e il carico di lavoro del docente sia aumentato in alcuni casi a dismisura.

Non è stato normale che il docente ha dovuto utilizzare la propria connessione internet di casa, ovvero il proprio numero di cellulare per poter comunicare con gli alunni e la famiglia.

Perché in tutto questo la scuola non ha fornito ai docenti un numero di contatto che non fosse quello personale?

La sensazione che se ne potrebbe trarre è che con la DAD si è avuta una confusione dei ruoli fra famiglia, alunno e docente.

Con la didattica a distanza, in emergenza, tutte le analisi che negli anni sono state affrontate sono state azzerate dalla contingente necessità di terminare l’anno scolastico 2019-2020 e considerate le problematiche sulla reale formazione digitale dei docenti, nonostante il Piano Nazionale Scuola Digitale, si comprende bene il reale impatto innovativo che la scuola si trova a dover gestire in un mare di criticità.

Auguriamoci dunque che, dopo il Covid-19, nonostante la devastazione sociale che una pandemia del genere ha arrecato stia tutt’ora recando a tutto il mondo, per la Scuola e la Famiglia, dopo certe conquiste ottenute sul campo, non ci sia una invasione della sfera della privacy nei suoi ampi confini.

Questo Coronavirus ha spazzato via di colpo anni di procedure, burocrazie, pregiudizi e confini, non solo per la Scuola.

Ora non resta che aprire gli occhi ad un futuro scolastico tutto da ricostruire, nella speranza che la macchina ministeriale a settembre, con la riapertura delle scuole, non smorzi questo provvidenziale desiderio, ricominciando ad appesantire burocraticamente l’azione creativa di tante scuole, ma nel contempo riporti delle regole nei rapporti.

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