Pensioni, via dal lavoro prima dei 67 anni. La proposta del governo non piace ai sindacati

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Il governo ha presentato ai sindacati una proposta per la riforma del sistema pensionistico. Andare in pensione prima dei 67 anni, ma ricalcolando tutto l’assegno col metodo contributivo perché la flessibilità in uscita sia sostenibile, non abbia cioè un impatto sui conti pubblici.

Nel dettaglio la soluzione del governo comporta uscire a 64 anni con almeno 20 di contributi e una penalizzazione del 3% al massimo per ogni anno di anticipo.

A patto che la pensione spettante non sia troppo bassa, ma superiore all’assegno sociale di un certo numero di volte. La formula di quel tipo è già realtà per i contributivi puri, quelli che lavorano dal 1996, con un multiplo di 2,8 volte: si esce a 64 anni solo con pensioni di almeno 1.311 euro.

Il governo potrebbe abbassare il limite, rivela La Repubblica, “se decidesse di estendere questa formula a chi è nel sistema misto” (retributivo e contributivo).

La proposta, però, non piace ai sindacati: “Se comporta un taglio del 30% come in Opzione Donna è inaccettabile”, dice il segretario confederale Cgil Roberto Ghiselli.

L’attuale uscita anticipata di Quota 102 – 64 anni e 38 di contributi – scade il 31 dicembre. Dal primo gennaio 2023 si applica la legge Fornero con uscita a 67 anni. Il governo si è impegnato a rivedere quella legge e inserire il nuovo assetto nel prossimo Def.

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