Pensioni, via dal lavoro con 62 anni d’età e 41 di contributi? Il governo pensa a Quota 103, possibilità per oltre 50mila lavoratori

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Il tema delle pensioni tiene banco in vista dalla prossima Legge di Bilancio. Una riforma completa del sistema previdenziale, con le risorse limitate in campo che ridurranno l’impatto di gran parte delle misure, almeno rispetto a quanto promesso dai partiti di maggioranza in campagna elettorale, non è in cantiere.

L’ultima idea è Quota 103, somma di 62 anni di età e 41 di contributi, che potrebbe costare all’incirca 700 milioni di euro (1,4 miliardi nel 2024) e consentirebbe ad una platea di 45-50 mila persone di lasciare il lavoro in anticipo rispetto ai 67 anni previsti dalla legge Fornero. Probabile, però, che le uscite reali siano di meno, circa 25mila.

Verso il rinnovo di Opzione Donna e Ape Sociale

L’esecutivo Meloni potrebbe rinnovare strumenti ormai collaudati come Opzione donna e Ape social. Nel caso l’operazione Quota 103 risultasse troppo complicata non si esclude nemmeno la riproposizione della vecchia quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi) in attesa di mettere a punto, consultando i sindacati, la riforma vera e propria che potrebbe poi entrare in vigore nel 2024.

I sindacati “freddi”

Non sono entusiasti i sindacati. La richiesta dei sindacati rimane quella di maggiore flessibilità per andare in pensione.

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