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Pensioni, via dal lavoro a 64 anni con penalizzazioni: la proposta di riforma del Governo

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Riforma pensioni: l’incontro tra governo e sindacati potrebbe essere la flessibilità a 64 anni.

La pensione prima dei 67 appare, in molti casi, una necessità per i lavoratori. Proprio per questo i sindacati stanno insistendo su questo punto e il governo apre alla flessibilità in uscita tendendo la mano alle parti sociali.

Riforma pensioni: uscita a 64 anni

La necessità è quella di superare le rigidità ed i paletti imposti dalla Legge Fornero e dopo l’apertura del governo ora sembra essere una via percorribile. Ma va ricordato che per l’anticipo c’è comunque un costo che ricadrà sulle spalle dei lavoratori: ricalcolo interamente contributi dell’assegno previdenziale. Per i lavoratori che rientrano nel sistema misto, quindi, la cosa comporterà una perdita sulla pensione spettante.

Durante il tavolo di incontri dello scorso 15 febbraio il governo ha aperto lo spiraglio per la flessibilità in uscita ma la strada proposta non convince le parti sociali che, seppur soddisfatte dell’apertura ribadiscono un NO abbastanza secco all’ipotesi di ricalcolo contributivo della pensione.

Secondo i sindacati, infatti, l’applicazione del solo sistema contributivo comporta un taglio della pensione spettante che tocca anche il 30%, un sacrificio inaccettabile per i lavoratori.

L’apertura del governo, in ogni caso, è anche verso una revisione dei coefficienti di trasformazione e l’eliminazione della soglia a 64 e 67 anni per coloro che raggiungono pensione anticipata e di vecchiaia contributiva (che oggi prevede un importo minimo per l’assegno di 2,8 volte l’assegno sociale INPS per la prima e di 1,5 volte per la seconda).

Il punto di incontro tra esecutivo e parti sociali, in ogni caso, sembra essere quello della pensione a 64 anni con 20 anni di contributi. Oggi la misura è solo a favore di coloro che ricadono nel sistema contributivo puro e potrebbe essere resa accessibile anche a coloro che ricadono nel sistema misto a patto di scegliere il contributivo per il calcolo dell’assegno. Questo comporterebbe, per chi è nel sistema misto,  una penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo.

Ma resta da rivedere la soglia dell’importo, visto che i contributivi possono accedere alla pensione a 64 anni con 20 anni di contributi solo a patto di ricevere un assegno che non sia inferiore ai 1311 euro al mese, una soglia troppo alta secondo i sindacati e che andrebbe, quindi, rivisita se si decidesse di estendere questa formula anche al sistema misto che rappresenta, tra l’altro, il 90% dei lavoratori in uscita dal mondo del lavoro.

Come si arriva ad una penalizzazione del 3%? Per chi ricade nel sistema misto la parte retributiva rappresenterebbe solo un 30% dell’assegno, correggerla e calcolarla con il contributivo, quindi, non rappresenterebbe una penalizzazione troppo pesante. Questa misura, sulla scia della quota 102, potrebbe diventare strutturale e fungere da ponte per una nuova riforma previdenziale.

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