Pensioni, verso Quota 103 e la proroga di Opzione donna con nuovi requisiti. Cosa può cambiare

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Il tema delle pensioni è assolutamente centrale in questa fase dell’anno in cui, tramite la legge di bilancio, il nuovo Governo Meloni sta apportando modifiche per scongiurare il ritorno alla legge Fornero.

Facciamo chiarezza su quelli che sono i requisiti attuali per andare in pensione a scuola e le novità previste dal nuovo governo.

 

Requisiti attuali pensioni scuola

Sono scadute il 21 ottobre le domande di pensionamento per il personale docente e ATA mentre il 28 febbraio scadono le domande per i dirigenti scolastici.

I requisiti contributivi e anagrafici attuali sono indicati nella tabella ministeriale, ovvero:

  • pensione di vecchiaia (Art. 24, commi 6 e 7 della Legge n.214/2011): d’ufficio 67 anni al 31 agosto 2023, a domanda
    67 anni al 31 dicembre 2023. Anzianità contributiva minima di 20 anni;
  • pensione di vecchiaia – Art. 1, commi da 147 a 153 della legge 27 dicembre 2017, n. 205: a domanda 66 anni e 7 mesi al 31 dicembre 2023. Anzianità contributiva minima di 30 anni al 31 agosto 2023
  • pensione anticipata: entro il 31 dicembre 2023 per le donne anzianità contributiva minima di 41 anni e 10 mesi, per gli uomini 42 anni e 10 mesi
  • opzione donna: al 31 dicembre 2021 anzianità contributiva di 35 anni + 58 anni maturati
  • quota 100 e 102: entro il 31 dicembre 2021 anzianità contributiva minima di 38 anni  +62 anni; entro il 31 dicembre
    2022 anzianità contributiva minima di 38 anni + 64 anni.

Pensioni, cosa potrebbe cambiare con Quota 103

In via sperimentale per il 2023, si legge sulla bozza della manovra 2022 che sta per arrivare in Parlamento per le proposte di modifica delle forze politiche, gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, gestite dall’Inps, nonché alla gestione separata “possono conseguire il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 41 anni”, definita ‘pensione anticipata flessibile’, si legge nel testo.

Per docenti e Ata le domande potranno essere presentate entro il 28 febbraio 2023 con effetti a partire dall’anno scolastico successivo.

Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2023 può essere esercitato anche successivamente. Il trattamento di pensione anticipata è riconosciuto per un valore lordo mensile massimo non superiore a cinque volte il trattamento minimo previsto a legislazione vigente.

Opzione donna: proroga ma con nuovi requisiti

La legge di bilancio 2023 prevede una proroga di Opzione donna, quindi fino alla fine del 2023, ma cambiano i requisiti e la platea dei beneficiari si restringe ad appena 3mila uscite.

Si tratta dell’ultima versione del testo della manovra che dovrà approdare alla Camera e che prevede oltre a maturare 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2022, il requisito anagrafico viene alzato a 60 anni.

Il riconoscimento dell’uscita anticipata è limitato a tre categorie: chi assiste un coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap, chi ha una invalidità uguale o superiore al 74%, chi è stata licenziata o lavora per un’impresa per la quale è attivo un tavolo di crisi.

Confermato l’anticipo per chi ha figli, un anno per ciascun figlio con massimo di due, quindi fino a 58 anni.

Incentivi in busta paga per restare di più al lavoro

Non è al momento naufragata l’ipotesi incentivi per chi decide di restare con un aumento in busta paga che potrebbe essere anche del 10%.

La proposta allo studio del Governo prevede, come spiegato in precedenza, che un lavoratore che abbia maturato i requisiti potrebbe scegliere di restare sulla base di incentivi ben precisi: se continua a lavorare, il dipendente e il datore smettono di versare i contributi e una parte di quelle somme entrerebbe in busta paga come aumento netto di stipendio (per esempio, di circa il 10%).

L’azienda potrebbe godere di un calo del costo lordo del lavoro, il dipendente di una busta paga più alta. Poi il pensionamento avverrebbe sulla base dei contributi accumulati fino al momento in cui il lavoratore ha scelto questa opzione, senza contare l’anzianità degli ultimi anni di lavoro incentivato.

Bisogna però sottolineare come tale prospettiva nelle prime bozze della manovra sarebbe assente ma non è escluso che possa ricomparire in sede di approvazione definitiva in Parlamento.

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