Pensioni, stress psico-fisico per le educatrici degli asili nido. Lettera

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Siamo un gruppo di educatrici di asilo nido con oltre36 anni di servizio e quasi 60 anni di età e vorremmo esprimere alcune considerazioni sulle nostre condizioni lavorative in relazione alla prevista età pensionabile.

Lavorare con i bambini così piccoli è, come certo immaginerete, molto impegnativo e di enorme responsabilità perchè quotidianamente dobbiamo non solo seguire e stimolare la loro crescita ma anche tutelare  la loro incolumità fisica e ciò ci sottopone costantemente ad un notevole stress sia fisico che psicologico.

Nella fascia d’età 0/3 anni, come quella del nido, l’autonomia dei bambini è ancora limitata per cui molto del nostro tempo deve essere dedicato alle cure fisiche come il cambio e il sonno e la conseguente necessità di tenere frequentemente i bambini in braccio provocandoci costanti ed eccessive  sollecitazioni a livello muscolare e scheletrico.

Ma i bambini non hanno bisogno solo di giocare o di cure fisiche, hanno bisogno di essere costantemente osservati, ascoltati, consolati, rassicurati, protetti accompagnati, in questa delicatissima fase della loro vita.

Ogni educatrice deve gestire un gruppo numeroso di bambini per cui ci è richiesta efficienza costante, enorme prontezza di riflessi, attenzione, capacità di autocontrollo nella gestione delle dinamiche che si creano all’interno di gruppi di bambini così piccoli e che pensiamo di non poter garantire ancora per molto. Le conseguenze poi a livello fisico dello svolgimento per molti anni del nostro lavoro non sono mai state sufficientemente indagate come succede invece in altri settori e, sinceramente non comprendiamo il perchè.

L’unica prevenzione che viene svolta annualmente dalla medicina del lavoro si limita ad una indagine ematica e ad una visita generale che non approfondisce la correlazione tra il nostro lavoro, le patologie che lamentiamo e lo stress conseguente anche a livello psicologico. S

Sarà inutile quanto ridicolo lamentarsi quindi del numero delle assenze per malattia perchè ogni giornata lavorativa, dopo una certa età e dopo una certa anzianità di servizio, ci esporrà a problemi di salute non di lieve entità. Già adesso molte di noi lamentano patologie come discopatie, dolori cervicali, tendiniti, protrusioni che riducono notevolmente le nostre capacità.

Non siamo certamente gli unici lavoratori a soffrire di questa previsione di pensionamento cosi prolungata e senz’altro ci sono lavoratori molto più disagiati, ma la nostra maggiore preoccupazione è che siamo consapevoli che non riusciremo ad arrivare all’età prevista per la pensione in condizioni fisiche e psicologiche adeguate allo svolgimento del nostro delicatissimo lavoro, ma vorremmo, comunque, poter concludere la nostra lunga carriera lavorativa in maniera dignitosa.

Domandiamo quindi alla politica quale sarà il risultato di queste manovre pensionistiche su noi lavoratrici e quale quello sui bambini e sulla possibilità di fare buona scuola.

Un altro quesito che vorremmo porre alla vostra attenzione è questo: se in una scuola, come nella nostra realtà, il 40% del personale educativo ha circa 60 anni, in caso di impossibilità, per importanti problemi fisici e psicologici, a svolgere dignitosamente il proprio lavoro, qual è l’alternativa? Essere distaccate in un ufficio pubblico a svolgere mansioni che non conosciamo? e ci saranno sufficienti uffici per contenerci tutte?.Oppure?  Crediamo che la responsabilità politica non possa mostrare rigorosità solo tenendo a bada conti e bilanci senza guardare oltre.

Fiduciose nella possibilità che il problema venga affrontato con attenzione in tutte le sue sfaccettature, porgiamo distinti saluti.

Franca Colombini
Elvira Antonini

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