Pensioni, secondo UE riforme hanno garantito “dentro i giovani fuori i vecchi”, ma spesa alta. UIL, 11% del pil. Sostenibile

di redazione
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Sì, per l’Unione Europea, alle riforme del 2009-2011 secondo il rapporto pubblicato nella giornata di ieri, perché “hanno contribuito a due sviluppi principali: l’effetto ‘dentro i vecchi fuori i giovani’” e al “netto aumento della disoccupazione tra gli over 50“.

Riforme effettuate positive, ma …

Ok, anche alle riforme Renzi-Poletti che hanno puntato sul facilitare i pensionamenti anticipati con l’Ape e l’aiuto agli esodati. Ma la situazione attuale, secondo la Commissione europea, presenta “alta spesa pensionistica che assicura un relativamente alto livello in media di sicurezza economica“, ma il “sistema pensionistico non fornisce una forte protezione contro la povertà“, anche se “gli anziani stanno relativamente meglio delle controparti più giovani” e dove le donne “se la passano sistematicamente peggio degli uomini“.

Nuove riforme

Infine, sottolinea la Commissione, il rapido aumento dell’età pensionabile “solleva questioni” sull’interazione tra aspettative di vita lavorativa più lunghe, mercato del lavoro e servizi sociali. Per Bruxelles, quindi, “devono essere prese misure per migliorare la capacità di assorbimento del mercato del lavoro italiano e affrontare gli effetti collaterali negativi“.

UIL, spesa tollerabile

Sulla questione è intervenuta la UIL che, con il segretario generale Domenico Proietti, ha tentato di tranquillizzare l’UE, affermando che “la spesa per le pensioni è stabile e ampiamente sostenibile nel breve, medio e lungo periodo. Essa equivale all’11% rispetto al Pil, perfettamente in media con gli altri Paesi europei, meno della Francia e della Germania”. Per la Uil “è bene continuare a modificare la Legge Fornero, per garantire una maggiore flessibilità di accesso alla pensione intorno ai 63 anni e favorire un concreto rilancio ed un rafforzamento della previdenza complementare”.

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