Pensioni scuola, per Anief il sistema previdenziale ha troppe criticità e chi lavora nell’Istruzione è più volte danneggiato

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Si è svolto oggi l’incontro tra il ministero dell’Istruzione e le parti sindacali in tema di collocamenti a riposo e pensionamenti sia per il comparto dei dipendenti sia per le aree dirigenziali dell’istruzione.

Durante l’incontro sono state comunicate le date ultime per la presentazione delle domande di pensionamento per i dipendenti dal 1° settembre 2023: sono state fissate al 21 ottobre 2022 per il personale dipendente e al 28 febbraio 2023 per il personale dirigente. Durante l’incontro – prettamente illustrativo sulle modalità di presentazione, inoltro e lavorazione delle istanze – sono emerse le criticità del sistema pensionistico del sistema di istruzione che, nonostante le diverse modalità per la maturazione dei requisiti, non tiene conto delle specifiche del comparto e dell’area.

Secondo il segretario generale Anief Gianmauro Nonnis “quello dell’istruzione è l’unico comparto pubblico che ha bisogno di oltre un milione di laureati: ciò significa che senza un adeguato sistema di valutazione del periodo di laurea, i dipendenti del comparto saranno sempre svantaggiati di oltre un lustro nella maturazione dei requisiti e, col sistema misto e contributivo, nel cumulo dei contributi”.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, pur non essendo materia oggetto di discussione odierna, si è soffermato su una serie di problemi collaterali: il leader del giovane sindacato ha parlato del “congiunto effetto di basse retribuzioni in età lavorativa, con ritardo nell’accesso al lavoro per la mancanza di un canale permanente di reclutamento, nonché del mancato riconoscimento per intero della carriera e del colpevole ritardo nei rinnovi contrattuali, oltre che dei criteri di maturazione contributiva e giuridica degli anni lavorativi e di laurea: questi effetti – ha spiegato Pacifico – sommano gli effetti negativi, portando il comparto scuola ad avere non solo gli stipendi più bassi di tutto il pubblico impiego, ma anche pensionati sempre più anziani e sempre più poveri”.

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