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Pensioni scuola insegnanti e ATA 2021, ecco le vie di uscita: vecchiaia, anticipata, quota 100, opzione donna, quota 41 precoci

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Pensione Opzione donna

La guida al pensionamento del comparto scuola, tutte le misure che possono essere utilizzate e i loro requisiti. La particolarità per docenti e ATA è la finestra unica del 1° settembre, ma i requisiti vanno pensati anche in funzione della data del 31 dicembre.

Il comparto scuola dal punto di vista previdenziale, quindi delle pensioni, può essere definito un mondo a parte rispetto alla generalità degli altri lavoratori dipendenti, sia privati che statali.

Il 2021 sta per arrivare e domanda comune a molti lavoratori del comparto è quella relativa alle varie tipologie di pensione con cui si potrà lasciare il lavoro l’anno venturo. In base alla normativa previdenziale vigente, applicata naturalmente a quello che abbiamo già definito come un mondo a parte, sono numerose le vie di uscita dal lavoro per chi si pensionerà nel 2021. Vediamo di approfondire tutto ciò che è a disposizione per i pensionandi 2021.

Pensioni scuola finestra fissa e requisiti entro fine anno

Una cosa che rende particolare le regole di pensionamento della scuola è senza dubbio la finestra unica. Nel comparto scuola più che l’anno solare o lavorativo, si tiene in considerazione l’anno scolastico.

Pertanto chi si pensionerà nel 2021, lo farà dal 1° settembre. Un’altra cosa da sottolineare è che i requisiti di pensionamento non vanno per forza di cose centrati entro il 31 agosto, per poter uscire il 1° settembre, ma vanno centrati entro la fine dell’anno, cioè entro il 31 dicembre. In altri termini, si può uscire dal lavoro il 1° settembre anche centrando i requisiti in data successiva, ma sempre entro il 31 dicembre dello stesso anno di pensionamento. Il meccanismo nel comparto scuola viene stabilito dalla legge 449 del 1997, che all’articolo 59 comma 9 recita testualmente che : “Per il personale del comparto scuola resta fermo, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, che la cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e accademico, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell’anno”.

Pensione di vecchiaia e anticipata nella scuola

Nel sistema previdenziale italiano esistono due misure che possono essere definite i pilastri dell’intero sistema e cioè la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata. Si tratta delle due misure strutturali che riguardano la generalità dei lavoratori. La prima prevede un requisito anagrafico ed uno contributivo. La seconda invece prevede solo un requisito contributivo ed è distaccata da qualsiasi requisito anagrafico.

Con la pensione di vecchiaia si esce dal lavoro con 67 anni di età e 20 di contributi. In base alla data di maturazione dei requisiti, nel comparto si parla di cessazione d’ufficio se i requisiti sono maturati entro il 31 agosto 2021. Nel caso in cui i requisiti si centrano entro la fine del 2021, si parla di cessazione a domanda. Un caso particolare riguarda quei soggetti che pur raggiungendo nel 2021 i 67 anni di età, non riusciranno a completare i 20 anni di contribuzione minima richiesta. Per costoro è possibile chiedere il trattenimento in servizio che può arrivare fino al 71° anno di età.

Per quanto riguarda la pensione anticipata, altro caposaldo del sistema, se si raggiungono nel 2021 i 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne o i 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini, si può uscire dal lavoro presentando domanda. Esiste però anche l’istituto del pensionamento anticipato d’ufficio che scatta nel momento in cui i 42,10 o 41,10 anni di contributi vengono completati entro il 31 agosto 2021 e alla stessa data si hanno già i 65 anni di età.

Una via di uscita differente, che a dire il vero per il 2021 è solo ipotetica, riguarda la pensione con opzione donna. La misura è sul tavolo del governo che sta verificando la possibilità e l’eventualità di prorogarla anche per il 2021 per le lavoratrici che raggiungono i requisiti entro la fine del 2020. Infatti si tratta del famoso Regime sperimentale donna, che consente il pensionamento già a 58 anni con 35 di contributi.

Allo stato attuale delle cose le lavoratrici del comparto non potrebbero utilizzare questa misura la cui sperimentazione scade il 31 dicembre prossimo. In caso di proroga però, si aprirebbe al pensionamento anticipato con l’opzione contributiva donna alle lavoratrici del comparto che compiono 58 anni nel 2020 che abbiano anche 35 anni di contributi completati entro il 31 dicembre 2020. Naturalmente resterebbe l’obbligo per le optanti di accettare una pensione si anticipata, ma calcolata interamente con il sistema contributivo.

Le altre vie di uscita, da quota 100 a quota 41 precoci

Se opzione donna è una misura la cui conferma per il 2021 è ancora appesa a ciò che il governo stabilirà nel pacchetto pensioni della prossima legge di Bilancio, la quota 100, nonostante tutte le discussioni che la accompagnano, resterà attiva fino a tutto l’anno prossimo.

Pertanto anche i lavoratori del comparto scuola potranno accedere alla pensione se riescono a completare entro la fine del 2021, almeno 62 anni di età ed almeno 38 anni di contributi. Naturalmente anche con questa misura, la decorrenza del trattamento previdenziale parte comunque a settembre 2021.

Anche nella scuola si può accedere al pensionamento con la anticipata contributiva. In questo caso la misura è destinata esclusivamente ai cosiddetti contributivi puri. Si tratta di chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, versando contribuzione previdenziale solo nel sistema contributivo (stesso risultato lo ottiene anche chi, avendo una posizione aperta nella Gestione Separata può optare per il computo in essa).

Per centrare questa misura, che prevede l’uscita a 64 anni di età (va centrata entro il 31 dicembre 2021), occorre avere almeno 20 anni di contributi effettivi completati entro il 31 agosto 2021. Quando si parla di contribuzione effettiva, significa che non sono validi i contributi figurativi, ma solo quelli obbligatori, volontari e da riscatto. La pensione con questa misura, che inevitabilmente prevede il calcolo contributivo della stessa, per  essere liquidata deve essere pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale (normativa di riferimento art. 24 comma 11 DL 201/2011).

Una misura sicuramente importante per i lavoratori, anche quelli della scuola, è la quota 41 precoci. Uno strumento previdenziale questo, che consente l’uscita dal lavoro senza alcun limite di età al raggiungimento di 41 anni di contributi versati. Ma di questi, almeno un anno anche discontinuo deve essere stato versato prima dei 19 anni di età.

La misura si rivolge a insegnanti della scuola di infanzia che hanno svolto tale attività (fa parte dei lavori gravosi) in 6 degli ultimi 7 anni di lavoro o in 7 degli ultimi 10 anni di carriera. La quota 41 può essere richiesta anche da invalidi con almeno il 74% di disabilità accertata dalle competenti autorità e dai caregivers, soggetti che assistono da almeno 6 mesi un coniuge, un parente di primo grado, un parente di secondo grado o un affine di secondo grado, affetti da invalidità minima al 74% e conviventi con il lavoratore.

La domanda di certificazione del diritto deve essere inviata all’Inps entro il 1° marzo 2021. L’Istituto Previdenziale entro la fine di giugno certificherà se il lavoratore ha o meno il diritto alla pensione con la quota 41.

La quota 41 è misura strutturale, mentre una misura simile come platea dei beneficiari, ma che scade il 31 dicembre prossimo è l’Ape sociale. Anche questa misura dovrebbe entrare nel pacchetto pensioni della manovra di Bilancio come opzione donna e come quest’ultima, per una proroga anche per il 2021. In questo caso, la pensione si centra con 63 anni di età e 30 o 36 di contributi. Requisiti da completare entro il 2021 e platea dei beneficiari che,  per il comparto scuola resta quella della quota 41, cioè caregivers, invalidi o insegnanti della scuola di infanzia. Solo per questi ultimi i contributi minimi richiesti devono essere pari a 36 anni, mentre per invalidi e cargivers ne bastano 30 anni.

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