Pensioni. Resta il blocco delle rivalutazioni. Docenza no tra lavori usuranti

di redazione
ipsef

dp – Resta il blocco della rivalutazione delle pensioni, salta la vendita delle spiagge per la ricerca dei fondi. Nessun cambiamento anche per le pensioni al femminile.

dp – Resta il blocco della rivalutazione delle pensioni, salta la vendita delle spiagge per la ricerca dei fondi. Nessun cambiamento anche per le pensioni al femminile.

Era la promessa bipartisan, quella di rivedere i provvedimenti presenti nella legge di Stabilità sulle pensioni che vanno dal blocco della rivalutazione (in modo scaglionato in base al trattamento) alla rateizzazione del TFR, ma, almeno dalla nostra lettura delle 101 pagine relative al maxiemendamento presentato in parlamento, nessun cenno riparatore

Per affrontare questa ennesima ingiustizia ai danni dei pensionati e pensionandi italiani, sia la destra che la sinistra avevano promesso emendamenti  che rimettessero la materia in discussione. Tra essi la vendita delle spiagge che, apprendiamo da un lancio di agenzia di Public Policy, è stato bocciato.

Sembra non trovare riscontro, invece, la voce che voleva un possibile rientro della professione docente tra i lavori usuranti. Novità sono previste, invece, per gli ex militari dell’esercito, ai quali sarà concesso di congedarsi a 50 anni, cioè 10 anni prima, con l’85% dello stipendio e con il diritto alla pensione piena.

Nessun provvedimento per sanare la procedura di infrazione aperta dall’UE nei confronti dell’Italia, per quanto riguarda  l’età pensionabile delle donne, più bassa di quella degli uomini.

Infatti, la legge 214 del 2011 prevede un periodo minimo di contribuzione per le donne di 41 anni e 3 mesi, per gli uomini di 42 anni e 3 mesi.

Gli uomini devono lavorare un anno in più. Ciò all’Europa non piace, perché contraddice l’articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea che stabilisce parità di trattamento tra uomini e donne.

Le strade praticabili sono due, ma nessuna delle due è contenuta tra gli emendamenti: abbassare l’età pensionabile degli uomini o si alzare quella delle donne.

Tassate, invece, le super pensioni con un contributo di solidarietà del 6% per quelle sopra i 90 mila euro, del 12% per quelle sopra i 128mila euro, del 18% per quelle sopra i 193mila euro che andrà ad incrementare il Fondo per la povertà di 120 milioni di euro dal 2014 al 2016 "ai fini della progressiva estensione su tutto il territorio nazionale, non già coperto, della sperimentazione della carta acquisti". Questione che non riguarda i docenti, almeno non quelli attualmente in pensione. Anche se qualche dubbio ce l’abbiamo per le generazioni future, se è vero quanto apprendiamo dalla pubblicazione del rapporto OCSE dal titolo ”Pensions at a Glance 2013”, che ieri ha suscitato un ampio dibattito nel paese.

Nel documento, infatti, vengono espressi timori per le future generazioni. A incidere, in particolar modo il sistema contributivo puro introdotto nel 2012. Infatti, secondo l’esperta dell’Organizzazione sulle pensioni Anna Cristina D’Addio, ”L’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema per le future corti di pensionati" ed in particolare per i ”lavoratori con carriere intermittenti, precari e mal retribuiti che saranno più vulnerabili, al rischio di povertà durante la vecchiaia”. Così come del resto gli anziani di oggi, che oltre all’assegno sociale erogato secondo il livello di reddito, non ricevono ”alcuna pensione sociale per attenuare il rischio”. Il timore è che sul Paese possa ”pesare un costo di assistenza per le persone non autosufficienti che ridurrà notevolmente il reddito disponibile dei pensionati futuri”.

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