Pensioni quota 100, rispunta ipotesi 41 anni contributi senza vincolo età

di Elisabetta Tonni
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Sul meccanismo di revisione delle pensioni in versione quota 100, potrebbe rispuntare l’ipotesi dei 41 anni di contribuzione senza il vincolo dell’età. Il Governo che comincia a far trapelare che cosa conterrà il Def a quattro giorni dalla presentazione della nota di aggiornamento, non si sbottona sui costi che tuttavia saranno messi messi nero su bianco proprio nel documento programmatico.

Pensione a 62 anni, ma forse no

Sembra ormai trovare consistenza l’ipotesi che la somma 100 possa essere raggiunta con 62 anni di età e 38 di contributi. Si parla però, in maniera ancora più insistente, anche di una quota 100 con 37 o addirittura 36 anni di contribuzione. La differenza di un anno di contribuzione (e contemporaneo innalzamento dell’età anagrafica) fa variare di 40.000 (a favore dei 36 anni di contributi) il numero dei pensionandi che potrebbero aspirare all’assegno di quiescenza.

Secondo il Messaggero.it che riporta un lancio di Teleborsa, nello stesso tempo si starebbe lavorando per calcolare i contributi necessari ad andare in pensione anticipata indipendentemente dall’età, cercando di abbassare gli anni di contribuzione a 41 anni e 6 mesi.

I costi per lo Stato

Le indiscrezioni che sono state fatte filtrare riguardano soltanto il meccanismo, ma non i costi per finanziare tali misure che inevitabilmente si ripercuotono su quelli delle altre due misure che a detta del Governo saranno sicuramente in Finanziaria: reddito di cittadinanza e flat tax.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, continua a ribadire come un mantra che ci saranno tutti e tre i provvedimenti promessi dal Governo Legastellato, ma che la squadra di Governo non è una banda di scriteriati. Sempre come un mantra, ripete da settimane e settimane che le riforme saranno applicate con gradualità, lasciando intuire che ci sarà di tutto un po’, ma non certo tutto di tutto. Anche il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ha cominciato a ripetere come un mantra che si può arrivare al 2% di deficit, evitando accuratamente di aggiungere quali effetti produrrà quella percentuale di deficit, e continua a punzecchiare il ministro dell’Economia, Tria, affinché trovi i soldi necessari per destinare una bella fetta al reddito di cittadinanza. Intanto anche l’altro vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini, si è espresso sul ministro dell’Economia al quale, dal palco dell’Atreju, la festa politica di Fratelli d’Italia in corso a Roma, ha detto: “A Tria dico stai tranquillo, stai felice. Il mestiere del ministero del Bilancio è sempre quello di chiudere i cordoni della borsa“.

Il livello di gradualità

E’ dunque sul livello di gradualità che si sta spostando la battaglia politica all’interno del Governo. Assodato e dichiarato che non si potrà avere tutto subito, si è innescato un altro braccio di ferro su chi avrà la meglio nel livello di gradualità delle tre iniziative del contratto di Governo e quindi il gradimento dell’elettorato di riferimento.

 

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