Pensioni quota 100, probabili ritocchi per abbassare il deficit/pil

di Elisabetta Tonni
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Pensioni quota 100 torna nel mirino. Tutte le certezze finora anticipate potrebbero non essere più tali.

Sforbiciata sulle pensioni

Nonostante la legge di Bilancio preveda solo i fondi accantonati per le coperture finanziarie, questo provvedimento è quello più additato per il costo. Infatti è proprio lo stanziamento fra 6 e 7 miliardi a impensierire l’Europa e a richiedere una sforbiciata.

Pensioni quota 100 e reddito di cittadinanza sono le voci che, se non saranno riviste, mantengono al 2,4% l’asticella del deficit che Bruxelles chiede invece di abbassare per impedire l’apertura della procedura di infrazione.

Tutti sulla stessa barca

Il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ieri ha affermato davanti alle telecamere alla conclusione del G20 di Buenos Aires, che l’apertura dell’infrazione non conviene neanche all’Europa, ma non ha risposto sul motivo, se non con un criptico “Siamo tutti nella stessa barca e dobbiamo cercare insieme la terraferma“.

Sta di fatto che per ridurre il disavanzo si deve ridefinire quota 100 di cui si sa molto e niente nello stesso tempo. Le notizie confermate riguardano gli anni di contributi, 38, a cui va sommata l’età anagrafica, 62 anni, per raggiungere il quoziente con cui si ha facoltà di andare in pensione prima. E’ certo anche che l’assegno pensionistico avrà un importo calcolato sui contributi versati, quindi più basso rispetto a quello che si percepirebbe se si restasse al lavoro per altri cinque anni.

Il fattore sorpresa

Proprio su questa discrezionalità potrebbe fare la differenza; una differenza di non poco conto, perché se molti lavoratori scegliessero di restare volontariamente al lavoro sarebbero loro stessi a far scendere il costo che pesa su quel 2,4% di deficit. Purtroppo non è dato sapere in anticipo quale sarà la tendenza dei lavoratori e la manovra finanziaria non può basarsi su parametri aleatori. Oltretutto, rimane la questione delle finestre di accesso alla quiescenza con cui si andrebbe a gestire ulteriormente il numero dei pensionandi che intendono uscire prima dal mondo del lavoro.

Si valuta anche l’ipotesi del provvedimento ponte. Il viceministro all’Economia, Garavaglia, ospite della trasmissione Omnibus su La7, aveva anticipato che il Governo starebbe vagliando la possibilità di applicare la misura sino al 2021.

Intanto non è neanche così certo che la versione definitiva del testo sulle pensioni quota 100 sia affidata a un decreto legge, come aveva affermato il vice presidente del Consiglio, Luigi di Maio, oppure affidata appunto al maxi-emendamento, come anticipato dal sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon.

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