Pensioni quota 100, per Salvini ha la precedenza nella manovra finanziaria

di Elisabetta Tonni
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Sulle pensioni si riparte dalla quota 100. Torna in auge quella che fino a pochi giorni fa sembrava una formula non più applicabile, perché non conveniente né allo Stato, né ai lavoratori (specie nelle formule alternative).

Quota 100 difesa da Salvini

A parlarne non è più Luigi di Maio, ministro del Lavoro e vice presidente del Consiglio, ma l’altro vice presidente, Matteo Salvini che è anche ministro degli Interni, che vuole accontentare gli italiani sulla pensione e sulle tasse da ridurre con l’introduzione della flat tax e strizzando, se possibile, l’occhio al reddito di cittadinanza: tutto ciò, nel rispetto dei parametri deficit/Pil entro il 3% per evitare tempeste finanziarie e perdita di credibilità.

Gli italiani potranno però avere solo un assaggio degli ultimi due punti. Nella scelta fra i provvedimenti più onerosi per lo Stato, la precedenza potrebbe essere data proprio alle pensioni, su cui però si riapre la guerra delle cifre. Introdurre la quota 100 nella formula pura costa, secondo i calcoli di Salvini rilanciati anche dall’Ansa, fra i 6 e gli 8 miliardi: una cifra dimezzata rispetto ai 14 miliardi che saliranno a 20 con la riforma a regime, stimati dall’Inps e di più difficile reperimento.

Flat Tax a 3 aliquote

A compliare la questione è il costo per la riduzione delle tasse. Per questo motivo, l’aliquota del 15% sarebbe stata affiancata da un’altra aliquota al 20%. Le due aliquote sarebbero destinate ai redditi delle persone, famiglie, partite Iva e imprese. Tuttavia, esiste una seconda versione destinata anche a autonomi e professionisti in cui la dual tax sarebbe da considerare così: tassazione al 15% per i redditi fino a 100 mila euro e una micro tassazione al 5% riservata alle start up. Ma anche qui, ci sarebbero già modifiche in atto riportate dalla stampa, secondo cui si sarebbe valutando una terza aliquota per la soglia di reddito più alta. Le ipotesi sarebbero queste: mantenere il 5% per le nuove imprese, il 15% per le partite Iva fino a 65.000 euro di ricavi e la terza aliquota al 20% per i redditi fino a 100.000 euro.

Reddito di cittadinanza in forse

C’è poi il reddito di cittadinanza, che ultimamante era passato in secondo piano nelle notizie e che invece sta molto a cuore al Movimento 5 stelle. L’obiettivo è quello di poter erogare assegni da 780 euro già da gennaio ai meno abbienti, ma non è detto che si riesca; l’alternativa sarebbe quindi di riuscire almeno a potenziare i centri per l’impiego.

A questo scopo, secondo la presidente della Commissione lavoro del Senato, Nunzia Catalfo, sono già disponibili nel bilancio 750 milioni, che andrebbero quindi raddoppiati o poco più.

Debito pubblico

Il problema economico finanziario per mandare in porto queste riforme consiste nel mantenere l’indebitamento annuo sotto il 3% rispetto alla ricchezza che il paese è in grado di produrre, evitando di appesantire troppo il debito pregresso e che invece andrebbe ridotto. Infatti, il Def nella versione aggiornata dovrà considerare situazioni volte all’abbassamento del debito sia per quest’anno, sia per il prossimo.
Su questo delicato equilibrio economico dove, come nel gioco dello Shanghai toccare un’asticella rischia di far muovere anche le altre, va considerata proprio la capacità di produrre ricchezza, cioè il Pil. Se l’economia dovesse crescere, come probabile dell’1,1-1,2% anziché dell’1,5%, l’indebitamento non potrà che aumentare rispetto all’1,6% stimato in primavera. Se salisse all’1,8%, al governo Conte basterebbe forse mantenersi su quello stesso livello per non compromettere i rapporti con l’Ue.
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