Pensioni quota 100 e quota 41, quali vantaggi e quali penalizzazioni

di redazione
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Impazza il dibattito sulle riforme proposte dal nuovo Governo relativamente alle pensioni ed in particolare su “Quota 100” e “Quota 41” per le quali ci sarebbero dei pro, ma anche dei contro. Vediamo quali sono.

Quota 41

Si tratta della proposta che permetterebbe ai lavoratori di andare in pensione con 41 anni di contributi (e a non più di due o tre anni di contributi figurativi), indipendentemente dall’età anagrafica.

Sulla proposta è intervenuto Matteo Salvini, segretario della Lega, che ha così dichiarato  “41 anni di anzianità contributiva credo siano sufficienti“ per andare in pensione. Ed assicura che si tratta di una riforma che potrebbe vedere la luce già prima dell’autunno.

Penalizzazioni fino al 10%

Il costo per uscire dal lavoro con 41 anni di contributi, però, potrebbe non essere conveniente per tutti. La causa consiste nel fatto che si applicherebbero delle penalizzazioni in quanto la norma modificherebbe solo la valorizzazione dei versamenti effettuati dopo il 1996 e fino al 2012 per chi ha più di 18 anni di contratto prima della riforma Dini.

Le penalizzazioni potrebbero arrivare anche al 9/10% dell’assegno pensionistico del lavoratore ddi 64 anni e 20 di contributi.

Quota 100

Come abbiamo più volto avuto modo di ribadire, la quota 100 consiste nella possibilità per il lavoratore di andare in pensione con la somma dell’età anagrafica e pensionistica pari a 100.

Penalizzazioni

Anche in questo caso, come già anticipato dalla nostra redazione, il lavoratore in pensione può incappapre in penalizzazioni dell’assegno. In aiuto, in questo caso, è giunto il Corriere che ha calcolato le perdite negli assegni in base all’età del lavoratore.

Lavoratore di 20 anni

La perdita potrebbe essere di circa 210 euro, con un anticipo pensionistico di 5 anni. Dagli attuali 1.289 euro con quota 100 prenderà 1.089 euro

Lavoratore di 30 anni

Dagli attuali 1.305 euro, 1.205 nel caso delle donne con quota 100 entrambi prenderanno 1.112 euro.

Lavoratore di 40 anni

In questo caso l’anticipo potrebbe essere di tre anni e sette mesi, ma da 1.308 euro di assegno passerebbe a 1.255 euro

Lavoratore di 50 anni

Anticipo di due anni e nove mesi, assegno da 1.469 euro si passerebbe a 1.349 euro.

Lavoratore di 60 anni

Infine per i sessantenni l’anticipo sarebbe di un anno e undici mesi con un assegno che passerebbe da 1.627 euro a 1.577 euro.

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