Pensioni quota 100 con 62 anni di età: no, sì, forse

di Elisabetta Tonni
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Pensioni quota 100 con le variabili che mutano di giorno in giorno è come dare i numeri al lotto.

E’ il commento di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, alla riforma della legge Fornero. Per la sindacalista, la riforma potrebbe essere stata studiata soprattutto per assecondare le esigenze di una fascia precisa di lavoratori.

Le parole della Camusso

L’annuncio di quota 100, un giorno a 62 anni, un giorno a 64: numeri al lotto. Messa come la sta mettendo il Governo – ha fatto notare Camusso – riguarda una piccola parte, fabbriche del nord, ed una parte della P.a. Ma per un lavoratore edile, per esempio, resta l’impianto della Fornero: deve restare fino a 67 anni sulle impalcature. Se vuoi eliminare delle ingiustizie non lo puoi fare solo per una parte perché la rappresenti elettoralmente. Vuol dire corporativizzare la riforma“.

Il balletto della quota 100

Intanto non si arresta il calcolo per capire quali siano gli effetti economici e quelli sociali della riforma che si vuole mettere in campo.

Secondo Alberto Brambilla, presidente del del centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali, raggiungere quota 100 con 64 anni di età e 36 di contributi potrebbe restringere troppo la platea dei beneficiari, per questo, Matteo Salvini deve essere tornato sull’ipotesi di una quota 100 formata da 62 anni di età e 38 di contributi. “Ovviamente – è la spiegazione di Brambilla rilanciata dall’agenzia Ansa – la platea aumenta e conseguentemente è probabile quel completamento, che peraltro è nel programma della Lega ed era anche nel programma del Centrodestra. Cioè, – ha precisato meglio Brambilla – quello di far operare i fondi di solidarietà e fondi esubero, sul modello di quanto già accade con grande successo per il settore del credito e delle assicurazioni, potrebbe essere un complemento alla riforma in modo tale da consentire quella flessibilità che si voleva reintrodurre“.

La spiegazione di Brambilla

Pensare a una soluzione di questo genere consentirebbe di avvicinarsi alla quadratura del cerchio. Infatti, Brambilla crede che si stia lavorando sul fronte fondi di solidarietà e fondi esubero.  Per quanto riguarda, invece, l’ipotesi di un coinvolgimento delle aziende con un loro sostegno, Brambilla ne spiega il senso. E afferma: “Abbiamo una ape social le cui caratteristiche  coincidono, più o meno, con quelle dei fondi esubero e di solidarietà di banche, assicurazioni, Poste. Ormai, ha finito di operare“. Secondo Brambilla, si verrebbe così a creare una concomitanza di interessi fra aziende e parti sociali nell’attuare la riforma nell’ipotesi che il Governo stanno cercando di percorrere.

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