Pensioni quota 100, Anief: per la scuola nel 2020. Misura sarà triennale

di redazione
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Comunicato ANIEF – Le notizie sull’anticipo pensionistico in via di approvazione provengono da uno degli esponenti maggiori del Ministero del Lavoro, il sottosegretario Claudio Durigon (Lega), il quale parla di “misura non strutturale” e riduzione del numero di lavoratori beneficiari inizialmente previsti.

I ritardi per il via libera al decreto, inoltre, mal si conciliano con i tempi della scuola: avviare la macchina di quota 100 nel 2019 inoltrato equivale a dire che i lavoratori della scuola non potranno lasciare il servizio il prossimo mese di settembre, unica “finestra” possibile per chi lavora a scuola, ma solo alla fine dell’estate successiva. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sarebbe una beffa cosmica, perché mentre in Europa si continua ad andare via dalla scuola a 63 anni, senza penalizzazione, noi continuiamo a trattare i nostri insegnanti come dei ‘paria’. Come se non svolgessero una professione a rischio burnout e come se la categoria fosse tra le più giovani al mondo, anziché la più vecchia. Noi però non ci rassegniamo: nel ddl sulla Legge di Stabilità, abbiamo chiesto alle commissioni di competenza l’estensione del carattere gravoso per tutti i docenti e l’accesso alla pensione con i requisiti precedenti alla legge “Fornero”.

Nel giorno della scadenza per la presentazione delle domande di pensionamento con i parametri della Legge Fornero, il personale della scuola incassa notizie poco piacevoli sui dettagli di quota 100, in via di approvazione attraverso la Legge di Stabilità: attraverso un’intervista al Corriere della Sera, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (Lega) dice oggi che “questa misura non è strutturale, ma avrà una durata triennale, per svuotare il bacino dei lavoratori bloccati dalla riforma Fornero”. Inoltre, se da una parte tranquillizza il fatto che “nel 2019 potranno lasciare il lavoro coloro che avranno almeno 62 anni d’età e 38 di contributi”, dall’altra preoccupa la stima della platea potenziale dei fruitori di quota 100: sarà “di circa 350mila lavoratori nel 2019, ma non tutti sceglieranno di andare in pensione”. Facendo intendere, quindi, che vi saranno delle penalizzazioni economiche, con un quinto dell’assegno tagliato, che faranno recedere in diversi dalla volontà di lasciare anticipatamente il lavoro. Soprattutto tra i lavoratori, a partire da quelli della scuola, cui sono già destinati assegni pensionistici ridotti all’osso e non molto al di sopra dei mille euro.

Questo significa che si va, di fatto, verso il dimezzamento dei beneficiari potenziali indicati più volte dai vertici del governo, in particolare dal vicepremier Matteo Salvini, che solo qualche giorno fa ha detto che quota 100 avrebbe permesso di “restituire il diritto alla pensione a circa 600 mila persone e così si liberano posti per altrettanti giovani”. Sono di poche ore prima le dichiarazioni inquietanti di Alberto Brambilla, consigliere economico di Palazzo Chigi, sull’uscita dal lavoro con priorità per coloro che hanno almeno quota 104 e uscite entro il 2020 per gli altri con quota 100 raggiunta entro il 2018.

Ma c’è di più, purtroppo in peggio, per chi opera nella scuola: la decisione del Governo di produrre per quota 100 un decreto a parte, da approvare successivamente alla manovra economica, quindi solo nel 2019. Ma la necessità degli uffici scolastici di conoscere per tempo i pensionamenti del personale non si conciliano con questi ritardi. E finora nessun esponente dell’esecutivo, né del Ministero dell’Istruzione, ha fatto riferimento a deroghe particolari per docenti, Ata e presidi. Il rischio concreto, a questo punto, è che per questi lavoratori la fruizione di quota 100 si possa realizzare non il prossimo mese di settembre, unica “finestra” possibile per chi lavora a scuola, a cavallo tra due anni scolastici, ma alla fine dell’estate del 2020.

“Si tratterebbe di una beffa cosmica – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – perché mentre in Europa si continua in media ad andare via dalla scuola a 63 anni, senza penalizzazione alcuna dell’assegno, noi continuiamo a trattare i nostri insegnanti come dei ‘paria’. Come se non svolgessero una professione a rischio burnout, con lo stress da cattedra alla base di innumerevoli patologie, come si evince dagli studi sullo stress da lavoro correlato e bornout del dott. Lodolo D’Oria, e come se la categoria degli insegnanti italiani fosse tra le più giovani al mondo, anziché la più vecchia. Se le indiscrezioni dovessero confermarsi, con lo slittamento di un anno dei benefici di quota 100, dunque, si andrebbe a verificare l’opposto di quanto è necessario”.

“Noi, come Anief – prosegue il sindacalista autonomo – sosteniamo che occorre procedere all’estensione del carattere gravoso a tutta la professione docente, quindi non solo ai maestri della scuola dell’infanzia come avviene oggi. A questo scopo, abbiamo chiesto alle commissioni di competenza di inserire degli emendamenti specifici nel testo del disegno di legge sulla manovra, l’Atto S. 981/bis: questi riguardano la necessità di intervenire sul carattere peculiare della professione docente rispetto alle altre professioni statali per il diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra docenti e discenti con il personale insegnante più vecchio del mondo, attraverso un’apposita ‘finestra’. Ciò permetterebbe l’accesso alla pensione con i requisiti precedenti alla legge “Fornero”. Abbiamo quindi chiesto di procedere alla maturazione del requisito contributivo per l’accesso al sistema pensionistico. Ci appelliamo al buon senso dei senatori perché approvino queste richieste di buon senso”, conclude Pacifico.

 CHI PUÒ ANDARE OGGI IN PENSIONE NELLA SCUOLA

Per la pensione anticipata, i requisiti attualmente richiesti sono di 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini. Dal 1° gennaio 2019, con l’aumento dell’età pensionabile, saranno richiesti 42 anni e 3 mesi di contributi per le donne e 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini. Per quel che riguarda la pensione di vecchiaia contributiva, i requisiti sono il possesso di almeno 5 anni di contributi versati, non avere contributi versati prima del 1° gennaio 1996, l’ammontare dell’assegno pensionistico non deve essere inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale, 70 anni e 7 mesi di età. Dal 1° gennaio 2019, fermi restando i primi tre punti, l’età anagrafica per accedere alla prestazione sarà aumentata a 71 anni.

L’accesso alla pensione anticipata contributiva prevede invece almeno 20 anni di contributi effettivi (non sono validi figurativi), non possedere contributi versati prima del 1° gennaio 1996, l’ammontare dell’assegno pensionistico non deve inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale, 63 anni e 7 mesi di età. Dal 1° gennaio 2019, fermi restando i primi tre punti, l’età anagrafica per accedere alla prestazione (sempre con un anticipo di 3 anni rispetto alla pensione di vecchiaia) sarà di 64 anni.

Per l’accessione alla pensione quota 41 precoci, infine, i requisiti attualmente richiesti sono il possesso di 12 mesi di contributi versati prima del compimento dei 19 anni di età, l’appartenenza ad una delle tipologie di lavoratori tutelate (caregiver, invalidi, disoccupati, gravosi e usuranti), 41 anni di contributi versati. Dal 1° gennaio 2019, fermi restando i primi due punti, il requisito contributivo richiesto per accedere alla prestazione sarà di 41 anni e 5 mesi.

 BILANCIO DI PREVISIONE DELLO STATO PER L’ANNO FINANZIARIO 2019 E BILANCIO PLURIENNALE

PER IL TRIENNIO 2019-2021 AS 981

 Emendamenti sulle norme pensionistiche predisposti da Anief per la presentazione in Senato

 ART. 1 commi 138-146 (Fondi per l’introduzione del reddito e delle pensioni di cittadinanza e per la revisione del sistema pensionistico)

 II

All’articolo 1, comma 139, alla fine del periodo inserire il seguente testo: “Sono a carico dello Stato per il periodo di durata legale dei corsi di laurea, ad ogni modo, i contributi figurativi inerenti il diritto all’accesso e alla decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità, per i cittadini in possesso della laurea magistrale o vecchio ordinamento con la votazione di 110 e lode, entro la durata legale del corso di studi e prima del compimento del trentesimo anno di età, in università statali e telematiche. Per la copertura degli oneri derivanti dal presente intervento, si dispone l’incremento del Fondo per la revisione del sistema pensionistico con le risorse ulteriori da reperire a seguito della soppressione all’articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 294 delle parole “ricettive” e “ricreative””.

Motivazione [Gratuità riscatto laurea ai fini pensionistici per le giovani eccellenze]: analogamente a quanto normato ai commi 390- 401 sul bonus occupazionale per le giovani eccellenze, è necessario intervenire anche sulla maturazione del requisito contributivo per l’accesso al sistema pensionistico. La copertura finanziaria è garantita da un incremento del Fondo per la revisione del sistema pensionistico con le risorse derivanti dal pagamento dell’ICI dei soggetti proprietari di immobili destinati ad attività ricettive e ricreative, prima esonerati, a seguito della sentenza n. 166 del 6 novembre 2018 della Corte di Giustizia Europea nella Cause riunite C-622, C-623, C-624/16.

III

All’articolo 1, comma 139, alla fine del periodo inserire il seguente testo: “Per il personale docente, ad ogni modo, si applicano ai fini del diritto all’accesso e alla decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità, le disposizioni normative previgenti all’approvazione dell’articolo 24, della legge 22 dicembre 2011, n. 214 e successive modificazioni. Per la copertura degli oneri derivanti dal presente intervento, si dispone l’incremento del Fondo per la revisione del sistema pensionistico con le risorse ulteriori da reperire a seguito della soppressione all’articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 294 delle parole “ricettive” e “ricreative”.

Motivazione [Esonero dalla riforma Fornero per il personale docente]: il carattere peculiare della professione docente rispetto alle altre professioni della Pubblica Amministrazione per il diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra docenti e discenti con il personale insegnante più vecchio del mondo, necessita di un’apposita finestra che permette l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità secondo le regole previgenti la riforma cosiddetta “Fornero”. La copertura finanziaria è garantita da un incremento del Fondo per la revisione del sistema pensionistico con le risorse derivanti dal pagamento dell’ICI dei soggetti proprietari di immobili destinati ad attività ricettive e ricreative, prima esonerati, a seguito della sentenza n. 166 del 6 novembre 2018 della Corte di Giustizia Europea nella Cause riunite C-622, C-623, C624/16.

IV

All’articolo 1, comma 139, alla fine del periodo inserire il seguente testo: “All’allegato b) di cui all’articolo 1 comma 148, punto H della legge 27 dicembre 2017, n. 205, dopo la parola “infanzia” aggiungere le seguenti parole “, primaria e secondaria. Per la copertura degli oneri derivanti dal presente intervento, si dispone l’incremento del Fondo per la revisione del sistema pensionistico con le risorse ulteriori da reperire a seguito della soppressione all’articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 294 delle parole “ricettive” e “ricreative””.

Motivazione [Estensione carattere gravoso a tutta la professione docente]: lo svolgimento della professione docente ha un carattere gravoso in tutti gli ordini di scuola, come si evince dagli studi sullo stress da lavoro correlato e bornout del dott. Lodolo D’Oria, ragion per cui risulta indispensabile allargare l’attuale finestra di pensione anticipata prevista soltanto per il personale dell’infanzia. La copertura finanziaria è garantita da un incremento del Fondo per la revisione del sistema pensionistico con le risorse derivanti dal pagamento dell’ICI dei soggetti proprietari di immobili destinati ad attività ricettive e ricreative, prima esonerati, a seguito della sentenza n. 166 del 6 novembre 2018 della Corte di Giustizia Europea nella Cause riunite C-622, C-623, C-624/16.

Tutti gli emendamenti alla Legge di Stabilità predisposti da Anief per l’invio al Senato.

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