Pensioni “quota 100”, Anief: Inps si confronti con Governo e parti sociali

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Comunicato Anief – “Perché l’Inps continua a inviare messaggi pubblici, missive informali e relazioni ufficiali contro il volere del governo di cancellare la riforma Fornero, come chiedono da sette anni il 99% dei cittadini italiani? Non sarebbe opportuno realizzare un confronto costruttivo con le parti sociali e con lo stesso governo per trovare una soluzione condivisa?”.

A chiederlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, alla luce della relazione tecnica accompagnatoria del rapporto annuale pubblicato dall’Istituto di previdenza sociale, nella quale si scrive che se già dal 2019 entrasse in vigore la cosiddetta “Quota 100” per il pensionamento anticipato, i costi per le casse dell’Istituto di previdenza viaggerebbero tra i 4 e i 14 miliardi di euro l’anno.

I quattro “scenari” apocalittici prodotti dall’Inps, anche con soglie di accesso minime a 65 anni, starebbero già producendo il primo effetto: il vicepremier Luigi Di Maio ha detto, in questi giorni, che il governo “è a lavoro” e sta “valutando: non tutte le possibili combinazioni sono convenienti”. Ma anziché entrare nei particolari, il ministro del Lavoro ha deviato il discorso sulla volontà del governo di abolire già nelle prossime settimane “le pensioni d’oro o di privilegio”.

“Piuttosto che creare allarmismo e realizzare proiezioni tutte da verificare – continua il sindacalista Anief-Cisal – l’Inps dovrebbe spendersi per tutelare le posizioni di chi ha lavorato una vita e ora chiede solo di vedere esaudito un suo diritto. L’Istituto non può solo pensare di gestire i loro soldi rimandando ad oltranza la loro uscita dal lavoro. Gestisca correttamente, piuttosto, le pratiche del personale della scuola, visto che settembre è vicino e 5mila docenti ancora non hanno la certezza di andare in pensione, fatto increscioso mai accaduto”.

“Sarebbe anche bene che l’Inps – continua il sindacalista – richiedesse i contributi figurativi mai versati  e riprogrammi davvero un sistema più vicino all’Europa, dove si va in pensione a 63 anni – in Francia ancora prima e in Germania con appena 25 anni di insegnamento – e non a 67 anni come ha confermato qualche mese fa il governo Gentiloni. Perché si vive per lavorare, ma non si deve morire lavorando. Infine, anziché creare terrore psicologico, l’Inps aggiorni il suo sistema d’archivio, valutando il servizio svolto per 365 giorni e non 360 giorni, poiché con questo sistema si beffano ulteriormente dei lavoratori già vessati da riforme e controriforme che hanno sempre più assottigliato la portata dei loro contributi previdenziali. È bene, infine, che si valuti una volta per tutte il precariato svolto, perché l’onere di aver fatto una supplenza breve o annuale non può essere un aggravio per il lavoratore”, conclude Pacifico.

Per tutti questi motivi, il sindacato Anief ribadisce il suo sì a Quota 100, senza vincoli o paletti dell’ultima ora richiesti a gran voce dall’Inps.

Coloro che necessitano di chiarimenti in merito ai pensionamenti hanno facoltà di chiedere una consulenza personalizzata a Cedan, contattando la sede Cedan più vicina. Per maggiori informazioni ci si può collegare anche al sito internet oppure scrivere una e-mail all’indirizzo [email protected] o, infine, contattare il numero 091 7098356.

15 luglio 2018

Ufficio Stampa Anief

Versione stampabile
Argomenti:
anief
soloformazione