Pensioni quota 100, abbassare il costo senza modificare la riforma

di Elisabetta Tonni
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Pensioni quota 100 potrebbero essere salvate con le finestre pensionistiche.

La modulazione dei periodi di uscita dal lavoro potrebbe salvare il provvedimento e consentire l’abbassamento del costo per i conti pubblici con conseguente ridimensionamento del rapporto deficit/pil. Finora si parla di abbassamento dal 2,4 al 2,2% di deficit.

Infatti, l’unico accordo raggiunto nell’ultimo vertice di Bruxelles era stata la volontà di continuare a dialogare sulla manovra finanziaria italiana, bocciata dalla Commissione europea, ma sul cui impianto l’Italia non intende fare marcia indietro.

Salvare il provvedimento e i conti pubblici

Si tratta dunque di trovare un modo per salvare capra e cavoli: un bel dilemma per il Governo italiano che deve evitare l’apertura della procedura di infrazione senza rimangiarsi le promesse fatte prima e dopo la campagna elettorale.

Per ridurre il costo sui conti pubblici è necessario ridurre la platea degli aventi diritto all’uscita anticipata dal lavoro. Questo lo conferma anche Alberto Brambilla, docente universitario e consigliere del vicepremier Matteo Salvini per le politiche previdenziali. per questo si pensa anche di attuare un’ulteriore selezione, dando la precedenza a chi ha già maturato i nuovi requisiti, ma senza la nuova legge resta bloccato al lavoro.

Giocare con le finestre

Secondo l’AdnKronos che ha rilanciato alcune dichiarazioni rilasciate a Labitalia, Brambilla ha detto: “Per far sì che i conti pubblici non abbiamo un appesantimento eccessivo dall’ingresso in massa di tutta la platea interessata dalla quota 100, nei primi due anni si potrebbe fare che hanno diritto ad andare in pensione con la quota 100 tutti coloro che al 31/12/18 abbiano raggiunto i requisiti richiesti (62 anni età e 38 contributi) e calcolando anche quanto tempo siano stati ‘bloccati’ al lavoro dalla riforma Fornero. Si tratta cioè di quei lavoratori che al momento dell’entrata in vigore della riforma avrebbero potuto già andare in pensione con le regole pre-esistentiPer quelli bloccati da più di 24 mesi al lavoro, l’uscita dal lavoro con la pensione quota 100 sarebbe ad aprile 2019, per quelli bloccati da almeno 18 mesi a settembre 2019, per quelli bloccati da 12 mesi, nel primo trimestre 2020, per quelli da 6 mesi, l’uscita sarà entro settembre 2020. Così abbiamo raggiunto in due anni tutte quelle categorie di lavoratori che la Fornero ha penalizzato, obiettivo primario del vicepremier Salvini“.

Tutto da mettere ancora nero su bianco

Fino a che non sarà scritto nei dettagli il decreto legge sulla controriforma della legge Fornero, le condizioni per l’uscita anticipata sono tutte solo teoriche. Tuttavia, resta chiaro per ammissione del Governo la struttura della quota 100 e delle altre condizioni (opzione donna, quota 4o, eccetera). Va ricordato che l’elemento discrezionale di uscita dal lavoro, cioè a scelta libera dei dipendenti aventi i requisiti) rende difficile la stima di quanti ne usufruiranno.

E per abbassare ancora il costo sui bilanci pubblici, il Governo sta ragionando anche sulle finestre di uscita. In pratica, dopo aver raggiunto il requisito, il lavoratore deve restare ancora al lavoro fino alla prima finestra utile. Ciò significa trattenerlo ancora al lavoro e ritardare la spesa pensionistica per lo Stato, sia pure di qualche mese. Tutti questi dettagli sono quelli che potrebbero fare la differenza sul costo delle pensioni. Dettagli sì, ma di grande peso.

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