Pensioni quota 100 a 62 anni, 350mila lavoratori interessati

di Elisabetta Tonni
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E’ ancora battaglia di cifre per la riforma delle pensioni a quota 100.

Quanto peserà sulle casse dello Stato e quali effetti produrrà sui pensionandi e in particolar modo su quelli del personale scolastico?

Le risposte degli esperti

Alla prima domanda ci sono ancora dichiarazioni in palese contrasto. Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha dichiarato ai microfoni di Agorà, Rai Tre, che mandare in pensione i lavoratori che hanno raggiunto quota 100, con il limite dei 62 anni, costerà 6-8 miliardi per il primo anno.

Si tratta della cifra che il ministro degli Interni, Salvini, ha sempre dichiarato pubblicamente. “Leggo 13 miliardi – ha chiosato Durigon – ma non è sicuramente questo il costo effettivo di quota 100 a 62 anni“. Poi, smentendo ancora una volta i dati forniti dall’Inps, ha aggiunto: “Considerate che da uno studio fatto dall’Inps quota 100 libera veniva 14 miliardi“. La quota 100 libera significa che la somma veniva raggiunta addizionando gli anni di età anagrafica con quelli di contribuzione, a prescindere dai vincoli. Per esempio se un lavoratore aveva iniziato a essere tale a 18 anni, con 40 di contributi, la quota 100 si raggiunge teoricamente anche prima dei sessanta anni di età. Da qui, la considerazione di Duran che il raggiungimento di quota 100 a 62 anni di età non possa costare allo Stato tanto quanto stimato dall’Inps. “Siamo intorno ai 6-8 miliardi per il primo anno – ha ribadito Duran – questo è il costo effettivo di quota 100”.

La contraddizione

Tuttavia, un’altra fonte vicina alla Lega, Alberto Brambilla, da tempo ha lanciato l’idea della necessità di finanziare il provvedimento anche con il contributo a carico delle aziende che dovrebbero attingere ai fondi di solidarietà. La proposta è stata valutata positivamente dal giuslavorista, Pietro Ichino. “L’idea di Brambilla – ha detto in un’intervista al portale Tiscali.itnon è sbagliata. E’ l’idea per cui,  laddove le aziende di un determinato settore siano disponibili a costituire un fondo di solidarietà, come accaduto nel settore bancario e assicurativo negli anni passati, si può finanziare il pensionamento anticipato dei dipendenti senza aggravi per la spesa pubblica. Stando così le cose tuttavia non si può più parlare di smantellare la Legge Fornero, di azzerare l’importantissima riforma che abbiamo varato nel 2011, bensì di riprendere proprio un elemento di quella legge, visto che ha sostenuto quei fondi. Significa che il governo non intende dar seguito alla promessa elettorale di abrogare la Fornero ma porsi su una linea di continuità rispetto a quanto si è fatto, con un’ovvia conseguenza: la possibilità di andare in pensione prima è data solo nei settori dove le aziende sono disposte a mettere mano al portafoglio. Non si tratta allora di quota 100 (somma di anni di contributi ed età anagrafica) estesa a tutta la platea dei sessantenni, ma di opportunità consentita solo dove il settore si attrezzi per finanziare il pensionamento anticipato“.

La seconda contraddizione riguarda gli effetti che la riforma a quota 100 potrebbe produrre sul mondo del lavoro e, in particolar modo, su quello nell’ambito scolastico. Secondo Anief, se i docenti facessero valere gli anni di laurea, ne potrebbero andare in pensione circa 200 mila. Un precedente calcolo (con la quota 100 a 60 anni di età) avrebbe generato un effetto diverso sul personale scolastico.

Un giochino di numeri

Allargando l’orizzonte al di là della scuola, la quota 100 a 62 anni di età andrebbe a vantaggio di 660mila soggetti, ammesso che la misura sia abbinata, come riporta un articolo del Sole 24 Ore con calcoli della società Tabula di Stefano Patriarca, all’uscita a 41,5 anni di contributi a prescindere dall’età. In questo caso, fa notare il quotidiano finanziario, i costi del provvedimento ammontano a “13 miliardi nel 2019. Cifra che salirebbe a regime a 20 miliardi. A beneficiare della nuova misura sarebbero soprattutto uomini del Nord entrati precocemente nel mondo del lavoro, che hanno lavorato in modo stabile e continuativo.Attualmente la metà dei titolari di pensioni anticipate risiede al Nord (20% in Lombardia), uno su 5 al centro e il resto al Sud“.

Per scendere alle stime fornite dalle fonti governative, l’ipotesi quota 100 a 62 anni si attesta alla spesa per il primo anno di 8,5 miliardi di euro che salirebbe a 11 miliardi a regime, se non venisse abbinata l’opzione precedente dei 41,5 anni di contributi a prescindere dall’età. Ma oltre ai costi scende anche la platea dei beneficiari: 350mila.

Quanti lavoratori della scuola andrebbero in pensione?

A fare il calcolo, l’associazione ANIEF che ritiene che con 41,5 anni di contributi,  andrebbero in pensione 200mila docenti e ATA. Il calcolo è basato sulle proiezioni del Sole 24 Ore.

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