Pensioni quota 100, 64 anni e 36 di contributi? Vediamo a chi conviene e a chi no

di redazione
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Proseguono i lavori del nuovo Governo per riformare le pensioni o meglio correggere la riforma Fornero, con la cosiddetta quota 100. 

Come abbiamo detto più volte, la quota 100 si raggiunge sommando età anagrafica e contributi versati.

Quota 100: i paletti

L’ipotesi a cui si starebbe lavorando prevede una quota 100 con almeno 64 anni d’età e conseguentemente almeno 36 anni di contributi.

Categorie danneggiate

La predetta ipotesi, come già riferito, danneggerebbe alcune categorie di lavoratori. Così Cesare Damiano (PD):

Se fosse vero – avvisa Damiano – che parte da 64 anni di età, questa scelta rappresenterebbe una penalizzazione per chi svolge attività gravose perché questi lavoratori possono andare in pensione a 63 anni con Quota 99 (63 più 36 di contributi). Non solo, per chi è disoccupato o ha un familiare disabile a carico, i contributi scendono a 30 anni (Quota 93). Per le donne, poi, c’è uno sconto ulteriore di un anno per ogni figlio (massimo 2 anni), che porta i contributi necessari a 28 anni (Quota 91). Inoltre, non bisogna dimenticare sempre per queste 15 categorie di lavoratori – prosegue l’esponente del Pd -, che svolgono attività gravose, c’è anche il blocco dell’aggancio dell’età della pensione all’aspettativa di vita. Eliminare l’Ape sociale sarebbe, dunque, molto dannoso per una vasta platea di lavoratori. Si tratterebbe, al contrario, di renderla strutturale“.

Le categorie danneggiate, dunque, sarebbero:

  • chi svolge lavori gravosi;
  • disoccupati;
  • chi ha un familiare disabile a carico;
  • le donne.

Tra le categorie avvantaggiate, invece, ci sarebbe quella degli impiegati pubblici.

Ape social e 41 di contributi

L’ipotesi su starebbe lavorando il nuovo Esecutivo prevede il superamento dell’Ape social e della pensione con 41 di contributi indipendentemente dall’età anagrafica.

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