Pensioni. Precari rischio povertà, scarso sviluppo del sistema pensionistico privato e carriere più lunghe

di redazione
ipsef

red – Sono alcuni dei punti critici messi in evidenza dal rapporto OECD "Pension at a Glance 2013". Secondo l’organizzazione, è necessario prevedere la possibilità di carriere più lunghe, al fine di giustificare l’aumento dell’età pensionabile. Preoccupazione per i precari, categoria vulnerabile che rischia una pensione sotto i limiti della sopravvivenza e per lo scarso sviluppo delle pensioni private.

red – Sono alcuni dei punti critici messi in evidenza dal rapporto OECD "Pension at a Glance 2013". Secondo l’organizzazione, è necessario prevedere la possibilità di carriere più lunghe, al fine di giustificare l’aumento dell’età pensionabile. Preoccupazione per i precari, categoria vulnerabile che rischia una pensione sotto i limiti della sopravvivenza e per lo scarso sviluppo delle pensioni private.

Questi i cardini dello studio, che riportiamo in versione integrale, tradotta in Italiano.

Pensions at a Glance 2013

L’aumento dell’età pensionabile sarà un fattore determinante per la riduzione della spesa pensionistica.
L’adeguatezza dei redditi pensionistici può essere una sfida per le generazioni future

L’aumento dell’età pensionabile sarà un fattore determinante per la riduzione della spesa pensionistica. Con una spesa pubblica per pensioni di vecchiaia e superstiti pari a 15.4% del reddito nazionale (rispetto a una media OCSE del 7,8 %), l’Italia aveva nel 2009 il sistema pensionistico più costoso di tutti i Paesi dell’OCSE. Questa situazione è principalmente un’eredità del passato. 

Con la riforma globale del sistema pensionistico adottata nel dicembre 2011, l’Italia ha realizzato un passo importante per garantirne la sostenibilità finanziaria. Alcune delle principali modifiche introdotte dalla riforma sono: il passaggio immediato al sistema contributivo (NDC) che è stato applicato a tutti i lavoratori su base pro rata da gennaio 2012 (piuttosto che dalla metà degli anni 2020), l’aumento dell’età pensionabile (anch’esso da gennaio 2012) e l’avvio del processo di armonizzazione dei sistemi pensionistici del settore pubblico e privato per uomini e donne. L’aumento dell’età pensionabile permetterà di conseguire notevoli risparmi in futuro. Nel 2011, uomini e donne potevano andare in pensione rispettivamente a 65 e 60 anni. La riforma del 2012 ha portato a 66 anni l’età pensionabile per gli uomini (e per le donne del settore pubblico) che sarà anche la normale età pensionabile per tutte le donne entro il 2018. Dopo tale data, l’età pensionabile aumenterà sia per gli uomini e le donne con la speranza di vita. Dal 2021, nessun lavoratore sarà in grado di andare in pensione prima di 67 anni e dopo il 2021, l’età pensionabile andrà ben oltre il limite di 67 anni.

Queste riforme possono avere implicazioni per il mercato del lavoro e per le politiche sociali che devono essere prese in considerazione al fine di garantire che gli individui possano adattare le loro decisioni di lavoro e risparmio alla nuova realtà disegnata dalla riforma. L’età effettiva alla quale uomini e donne lasciano il mercato del lavoro è ancora relativamente bassa in Italia: 61,1 anni per gli uomini e 60,5 per le donne, contro 64,2 per gli uomini e 63,1 per le donne in media nei Paesi OCSE. I tassi di partecipazione al mercato del lavoro dei lavoratori appartenenti alla fascia di età 55-64 (anche se sono migliorati passando dal 27,7 % al 40,4 % tra il 2000 e il 2012) sono ancora relativamente bassi in Italia. Vi è quindi spazio per ulteriori miglioramenti.

Tuttavia, l’aumento dell’età pensionabile non è sufficiente per garantire che le persone rimangano sul mercato del lavoro, soprattutto se esistono meccanismi che consentono ai lavoratori di lasciare il mercato del lavoro in anticipo. Le politiche per promuovere l’occupazione e l’occupabilità e per migliorare la capacità degli individui ad avere carriere più lunghe sono essenziali. Il successo delle riforme pensionistiche che ha rinforzato il legame tra contributi versati e prestazioni pensionistiche
ricevute, si basa fondamentalmente sull’andamento del mercato del lavoro.

L’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema per le future coorti di pensionati.
In primo luogo, con il metodo contributivo, le prestazioni pensionistiche sono legate strettamente ai contributi. I lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti saranno più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia. In secondo luogo, oltre alle prestazioni sociali (assegno sociale) erogate secondo il livello di reddito, per le persone di 65 anni e per quelle più anziane , l’Italia non prevede alcuna pensione sociale per attenuare il rischio di povertà per gli anziani. Infine, il pilastro pensionistico privato non è ancora ben sviluppato. In seguito all’introduzione del meccanismo d’iscrizione automatica ai piani pensionistici privati nel 2007, la loro copertura raggiungeva solo il 13.3% della popolazione in età lavorativa alla fine del 2010.

I redditi da pensione non costituiscono l’unica fonte di reddito degli anziani. In Italia, per esempio, circa l’80 % degli ultra65enni sono proprietari della loro abitazione, collocandosi un po’ al di sopra della media dei 28 Paesi OCSE analizzati in Pensions at a Glance 2013, di circa il 76 % . Pur essendo una risorsa molto importante cui si può eventualmente attingere per completare il proprio reddito pensionistico, altri fattori sono più decisivi ai fini dell’acquisto di una casa che le considerazioni legate alle aspettative di reddito dai sistemi pensionistici.

Inoltre, gli standard di vita degli anziani sono significativamente influenzati dall’accesso ai servizi pubblici e la domanda di questi servizi – tra cui quelli per l’assistenza per persone non autosufficienti – aumenterà in futuro a causa dell’invecchiamento rapido della popolazione. Rispetto ad altri Paesi dell’OCSE l’Italia spende molto meno per i servizi in natura – che contribuiscono in modo sostanziale al miglioramento dei redditi degli anziani.

"Oltre alla sostenibilità finanziaria, l’adeguatezza dei redditi pensionistici e la lotta contro il rischio di povertà degli anziani dovrebbero rimanere dei temi importanti nell’agenda politica in Italia", dichiara Anna Cristina D’Addio esperto sulle pensioni presso l’OCSE e aggiunge che "Il costo di assistenza per le persone non autosufficienti, per esempio, può ridurre in modo notevole il reddito disponibile dei pensionati futuri ".


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