Pensioni marzo 2023, rivalutazione assegno previdenziale: ecco chi avrà assegno più pesante. Chi sarà escluso

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A marzo si completa l’adeguamento delle pensioni all’inflazione maturata nel 2022. A causa delle modifiche apportate durante l’esame parlamentare della legge di Bilancio 2023, l’Inps ha dovuto procedere in due fasi.

Da gennaio, le pensioni con un importo fino a 2.101,52 euro lordi mensili (pari a quattro volte il trattamento minimo di 525,38 euro) sono state incrementate del 7,3%. Questo tasso provvisorio era stato fissato lo scorso novembre. Per gli assegni con importo superiore a tale soglia, la rivalutazione non è stata completa, ma determinata da percentuali decrescenti. Di conseguenza, è stato necessario ricalcolare tutti i conteggi.

Adesso, anche i pensionati relativamente più ricchi riceveranno gli aumenti, insieme agli arretrati relativi ai due mesi precedenti. Tuttavia, come per gli altri redditi, le pensioni sono soggette a tassazione. Gli aumenti netti non corrispondono a quelli lordi a causa della natura progressiva dell’imposizione fiscale. Ad esempio, prendendo in considerazione una pensione di 2.000 euro lordi, che si trova al di sotto delle quattro volte il minimo Inps, l’incremento del 7,3% si traduce in un aumento lordo di 146 euro.

Tuttavia, l’effetto dell’Irpef e delle addizionali fa sì che l‘importo netto aumenti di circa 100 euro, con una variazione netta intorno al 6,5%. Per trattamenti più elevati, il meccanismo cambia, con una rivalutazione del 7,3% riconosciuta solo in percentuale. Ad esempio, con una pensione di 2.500 euro lordi mensili (tra quattro e cinque volte il minimo), la percentuale di rivalutazione è del 6,205%, che si traduce in un aumento netto del 5,2%.

La percentuale di rivalutazione delle pensioni si riduce al crescere dell’importo, come stabilito dalla maggioranza e dal governo nell’ultima legge di Bilancio. Questo meccanismo ha permesso allo Stato di limitare l’esborso per compensare l’alto tasso di inflazione, risparmiando più di 2 miliardi nel 2023 e circa 10 miliardi nel triennio.

Ad esempio, con una pensione mensile di 3.000 euro (tra cinque e sei volte il minimo), la percentuale di rivalutazione applicata è del 3,869%, che si traduce in un aumento lordo di 116 euro e in un aumento netto di 72 euro. Tuttavia, in considerazione del fatto che le pensioni più alte già subiscono un prelievo relativamente elevato, la differenza tra l’aumento lordo e quello netto si riduce. Dopo l’applicazione dell’Irpef e delle addizionali, i pensionati che percepiscono un importo di 3.000 euro vedranno una crescita effettiva della loro rata di circa il 3,4%.

Chi è escluso dalla rivalutazione

Sono escluse da questa perequazione le prestazioni a carico delle assicurazioni facoltative, le pensioni a carico del Fondo clero ed ex ENPAO, l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale e le prestazioni a carattere assistenziale e le pensioni che usufruiscono dei benefici previsti per le vittime di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice. Sono infine escluse dalla perequazione le prestazioni di accompagnamento a pensione come l’Ape sociale, che non vengono rivalutate per tutta la loro durata.

Quando verrà pagata la pensione

Il pagamento delle pensioni di marzo avverrà – comunica sempre l’Inps – con valuta il 1° marzo, per i pagamenti accreditati presso Poste Italiane, e con valuta 3 marzo per i pagamenti presso gli istituti di credito. La gestione delle pensioni è principalmente affidata a Poste Italiane e coloro che ricevono il pagamento su un conto corrente postale o su un libretto di deposito di Poste dovrebbero ricevere la pensione puntualmente. Tuttavia, coloro che ricevono una pensione inferiore a 999 euro hanno sempre la possibilità di ritirare la pensione in contanti.

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