Pensioni, manca ancora la riforma. Se non si cambia in tempo tornano le regole Fornero. La Lega spinge su Quota 41

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Che fine ha fatto la riforma delle pensioni che ha tenuto banco fra la fine del 2021 e l’inizio del 2022? Con la guerra in Ucraina  il tema è stato congelato. Adesso, se da un lato la Lega spinge su una ripresa delle trattative per arrivare a Quota 41, dall’altro si attendono mosse chiare dall’esecutivo. Senza riforma può tornare la legge Fornero.

A fine febbraio, ricorda La Repubblica, il governo era sul punto di fare la sua proposta alle parti sociali: come sostituire Quota 102 con una flessibilità sostenibile. Ovvero andare in pensione prima del traguardo fissato dalla legge Fornero, ma senza stravolgere i conti pubblici, quindi col ricalcolo contributivo dell’assegno. La guerra in Ucraina, scoppiata il 24 febbraio, ha fatto saltare tutto.

In verità era previsto che nel Def si parlasse della riforma delle pensioni ma alla fine non è presente nulla sul documento presentato dall’esecutivo.

A questo punto il governo punterà ormai, con ogni probabilità, alla legge di Bilancio per il 2023. “Probabilmente neanche questa legislatura chiuderà il cantiere della flessibilità”, osserva il presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

A meno di clamorose accelerazioni, a gennaio 2023 non saranno presenti più gli scivoli pensionistici di Quota 102, Opzione Donna e Ape sociale, aprendo dunque la strada alle regole della legge Fornero, 67 anni con almeno 20 di contributi per la pensione di vecchiaia oppure 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva a prescindere dall’età (per le donne un anno in meno) per la pensione anticipata.

Se il quadro dovesse essere confermato, le pensioni diverrebbero centrali per le elezioni del prossimo anno, con le forze politiche che proveranno a sfruttare a proprio vantaggio il vuoto di riforme dei Governi di questi ultimi anni.

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