Pensioni, l’Inps ricorda agli italiani l’aumento di 5 mesi dell’età pensionabile. Anief ricorre per salvare tutti i docenti

di redazione
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Anief – Mentre il Governo rimane in alto mare, l’Inps ricorda ai lavoratori italiani – con la Circolare n. 62 del 4 aprile – che a breve, dal prossimo 1° gennaio per accedere alla pensione di vecchiaia bisognerà avere ben 67 anni. “E già il record è agli occhi di tutti abbastanza negativo – commenta oggi la rivista Orizzonte Scuola – ma c’è di più”.

Prosegue infatti la circolare dell’istituto di previdenza nazionale: “Con riferimento ai soggetti il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, l’adeguamento all’incremento della speranza di vita previsto dal decreto in parola deve altresì applicarsi al requisito anagrafico previsto dall’articolo 24, comma 7, della legge n. 214 del 2011, che consente l’accesso alla pensione di vecchiaia con un’anzianità contributiva minima effettiva di cinque anni e che, dal 1° gennaio 2019, si perfeziona al raggiungimento dei 71 anni”.

Si tratta di coloro che avranno meno di 20 anni di contributi, ma almeno 5, con il primo accredito avvenuto dopo il 1996. Questi lavoratori dovranno attendere 71 anni per avere la pensione. La situazione è ormai “insostenibile agli occhi dei lavoratori, che chiedono una modifica urgente alla Legge Fornero”. Nel frattempo il “M5S ha elaborato un coefficiente di usura per permettere ai lavoratori che svolgono lavori usuranti di lasciare prima il lavoro”. Solo che ad oggi non c’è traccia alcuna dell’Esecutivo che andrà a costituirsi: c’è invece la certezza che a breve le condizioni per lasciare il lavoro diventeranno inaccettabili.

Nel pubblico impiego – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – si andrà via dal lavoro a 67 anni, ad eccezione delle maestre dell’infanzia, il cui lavoro appartiene alla categoria gravosa. Le soglie innalzate diventano ancora più difficili da digerire, dal momento che in Europa si va in media a riposo a 63 anni. Per questi motivi, Anief ha deciso di avviare ricorsi, comunque, per estendere il riconoscimento a tutto il personale docente, prescindendo dalla tipologia di insegnamento: a breve, faremo sapere le modalità di accesso a questo genere di impugnazione”.

“Visto che la politica e il legislatore non riescono a far prevalere il buon senso e la giustizia, spetterà ai giudici mettere a posto le cose. Ricordo che diversi studi scientifici, anche recenti, hanno confermato che per i lavoratori della scuola il burnout presenta percentuali superiori rispetto ad altre professionalità, con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. La storia della scarsità di fondi pubblici adeguati, ripresa anche ieri dall’economista esperto di Fmi Carlo Cottarelli, è una scusante che non regge. Così come sono stati trovati i fondi per finanziare progetti meno rilevanti o salvare aziende o banche si dovranno trovare per evitare di far morire gli italiani sul lavoro, a partire degli insegnanti”.

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