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Pensioni: la tassazione degli assegni previdenziali

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Anche sulla pensione si pagano le imposte sul reddito e si gode delle detrazioni.

In generale quando si va in pensione si riceve dall’Inps il prospetto di liquidazione del trattamento previdenziale.

La cifra relativa all’assegno da incassare è più alta di quella che effettivamente viene percepita dal pensionato già con il primo rateo incassato.

Questo perché naturalmente, anche le prestazioni pensionistiche sono assoggettate a tassazione.

In pratica pure sulle pensioni sono applicate le imposte sui redditi, cioè Irpef e relative addizionali.

E l’Inps in quanto Ente che eroga o trattamenti, funge da sostituto di imposta, provvedendo a tassare gli assegni in ogni cedolino mensile della pensione.

E come applica le trattenute, così applica le relative detrazioni. Perché il pensionato oltre ad essere assoggettato a tassazione, ha pure diritto alle detrazioni sui redditi da pensione.

Imposte sui redditi da pensione, come vengono applicate

La pensione è, alla stregua di tutti gli altri redditi, assoggettata all’imposta sul reddito delle persone fisiche, cioè l’Irpef.

Sostanzialmente questa tassazione riguarda tutti i trattamenti previdenziali (quelli assistenziali no, tipo l’assegno sociale), a meno che non sono talmente bassi da rientrare, cumulati con gli altri redditi imponibili del pensionato,  nella cosiddetta no tax area.

Oltre all’Irpef sulla pensione gravano anche le addizionali comunali e regionali.

Irpef sulla pensione, il calcolo

Ciò che l’Inps trattiene mensilmente come Irpef e relative sue addizionali, è esclusivamente il corrispettivo relativo alla pensione erogata.

In presenza di altri redditi imponibili, è possibile che l’interessato sia costretto a pagare di nuovo in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Infatti se l’Inps eroga 1.000 euro al mese di pensione, opererà le trattenute solo su queste 1.000 euro.

Se lo stesso pensionato ha altri redditi che fanno salire quello mensile a 1.500 euro mensili, ovviamente, sul surplus rappresentanto dai restanti 500 euro, si dovrà provvedere ai versamenti in conguaglio con le dichiarazioni dei redditi.

Il conguaglio in sede di dichiarazione reddituale può tornare utile anche nel caso in cui il sostituto di imposta non applichi le giuste trattenute.

L’Irpef sulle pensioni non è diversa, come meccanismo, rispetto a quella che grava su qualsiasi altro reddito.

L’imposta si applica ad aliquote crescenti esca scaglioni progressivi.

In pratica, lo schema è il seguente:

  • Reddito fino a 15.000 euro: 23%
  • Reddito sopra 15.000 e fino a 28.000 euro: 27%
  • Reddito sopra 28.000 e fino a 55.000 euro: 38%
  • Reddito sopra 55.000 e fino a 75.000 euro: 41%
  • Reddito sopra 75.000 euro: 43%

Va ricordata la progressività dell’imposizione. Infatti le aliquote si applicano sulla parte eccedente l’importo dello scaglione precedente. In sostanza, un contribuente con redditi pari a 16.000 euro, si vedrà applicata l’aliquota del 23% sui primi 15.000 euro e del 27% su 1.000 euro.

Pensioni e detrazioni

L’Irpef trattenuta sul cedolino è netta, nel senso che all’importo dell’Irpef dovuta vengono applicate le detrazioni. Nel sistema fiscale italiano così come è presente la detrazione per lavoro dipendente, è presente una detrazione specifica per i pensionati. Si chiama detrazioni per redditi da pensione.

Sulle pensioni si ha diritto quindi ad una specifica detrazione, cioè a un importo che diminuisce l’imposta lorda dovuta.

E proprio dalle detrazioni che si capisce il meccanismo che porta alcuni contribuenti a rientrare nella no tax area.

Infatti per un pensionato con reddito fino ad 8.000 euro, la detrazione spettante, che intera è pari a 1.880 euro supera l’Irpef dovuta che è quella del primo scaglione pari al 23%. Per questo si dice no tax area, perché si tratta di contribuenti che non sono tenuti a pagare l’Irpef.

La detrazione massima prima citata è basata su un meccanismo a scalare, perché più salgono i redditi meno detrazione è fruibile. La detrazione effettivamente spettante viene determinata oltre che dal reddito complessivo, anche dalla durata dei giorni di pensione nell’anno di imposta a cui si riferisce.

In pratica, un pensionato che è uscito dal lavoro a dicembre del 2020, per l’anno 2021 avrà diritto all’intera detrazione spettante perché nel 2021 avrà 365 giorni di pensione. Se invece è andato in pensione solo a giungo 2021, avrà diritto alla detrazione per redditi da pensione solo per i giorni a partire dalla decorrenza della pensione, cioè dal primo giugno.

Va ricordato che non si possono cumulare più detrazioni per lo stesso periodo. In pratica, in relazione alle stesse giornate di un anno solare, non possono essere godute detrazioni per redditi da pensione e detrazioni per redditi da lavoro dipendente, nonostante il pensionato risulti anche lavoratore dipendente.

Stesso discorso di incumulabilità con la detrazione per redditi da lavoro autonomo o d’impresa

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