Pensioni, il governo pensa alla modifica di Opzione Donna: età abbassata a 59 anni e via criterio dei figli

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Novità in arrivo per Opzione Donna. Secondo quanto segnala La Repubblica, il governo  ha annunciato la propria intenzione di apportare delle modifiche al sistema con l’obiettivo di ampliare la platea dei beneficiari da 2.900 a 13.200, una cifra poco superiore alla metà dei 20mila individui che hanno perso il diritto all’anticipazione della pensione in seguito alla stretta introdotta dalla prima manovra Meloni.

La modifica potrebbe essere integrata nel decreto che riforma il Reddito di cittadinanza. Tuttavia, come già accaduto a dicembre, il principale ostacolo alla realizzazione di tale progetto rimane la questione delle coperture finanziarie.

La correzione in esame avrebbe un impatto modesto sui conti pubblici dell’anno in corso, soprattutto considerando che si partirà a marzo inoltrato, con un valore stimato tra 70-80 milioni di euro. Tuttavia, la sfida principale riguarda gli anni futuri, in particolare il 2024, in cui i costi aggiuntivi potrebbero ammontare a 250-320 milioni di euro.

In che modo potrebbe avvenire l’ampliamento della platea dei beneficiari di Opzione Donna? Sempre secondo La Repubblica, una possibile soluzione potrebbe essere rappresentata dall’abbassamento dell’età standard per l’uscita anticipata, prevista dalla manovra, dai 60 ai 59 anni per tutte le donne e addirittura ai 58 anni per le lavoratrici che soddisfano alcuni requisiti specifici.

In particolare, il nuovo requisito si applicherebbe alle donne con disabilità al 74%, a coloro che hanno assunto il ruolo di caregiver per un familiare da almeno sei mesi, oppure alle donne licenziate o dipendenti di un’azienda in crisi.

In tal modo, sarebbe eliminato il vincolo legato alla presenza di figli, che rappresentava l’unico modo per abbassare l’età di accesso a 58-59 anni, sempre nel rispetto dei limiti imposti dalla normativa.

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