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Pensioni: quanto sarà il mio assegno? GUIDA al calcolo dei contributi versati

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Contributi Inps

Cos’è il montante contributivo e come avviene il calcolo della base su cui poi avviene il calcolo della prestazione pensionistica.

Nel sistema contributivo delle pensioni, il montante contributivo è la cosa fondamentale.

Dal momento che la pensione è calcolata interamente sui contributi versati, il montante dei contributi è fondamentale per determinare l’importo della pensione. Infatti si tratta del salvadanaio dove confluiscono tutti i contributi che un lavoratore versa durante la carriera.

Ma come funziona il calcolo della pensione basandosi sul montante dei contributi? Ecco una sintetica guida al calcolo del montante contributivo.

Montante contributivo, cos’è?

Il montante contributivo come detto, è il contenitore dove confluiscono tutti i versamenti previdenziali che un lavoratore effettua durante la sua carriera lavorativa. Nel sistema contributivo, che ricordiamo, è entrato in vigore dal 1996 con la riforma Dini, in materia di liquidazione delle pensioni, il montante contributivo è il capitale che un lavoratore accumula e su cui l’Inps poi calcola la pensione da erogare.

Va ricordato che la riforma Dini ancora oggi può essere considerata in fase transitoria, come confermato pure dalla successiva riforma Fornero. Infatti ad oggi il calcolo interamente contributivo della prestazione pensionistica vale solo per chi non ha versamenti precedenti il 1° gennaio 1996. Per gli altri invece, si può tranquillamente parlare di pro quota. Infatti una parte di pensione viene ancora calcolata con il vecchio sistema retributivo, mentre un’altra parte con il sistema contributivo. Tale calcolo viene definito misto.

Tutte le anzianità successive all’entrata in vigore della legge Fornero, cioè dal 1° gennaio 2012, sono calcolate con il sistema contributivo. Per chi ha almeno 18 anni di versamenti al 31 dicembre 1995, il calcolo retributivo arriva fino al 31 dicembre 2011. Per chi invece non presenta una tale carriera di versamenti antecedenti il 1996, il calcolo retributivo si ferma proprio al 1995, con i periodi a partire dal 1° gennaio 1996 che verranno calcolati con il sistema contributivo.

Come si determina il montante dei contributi

Il montante contributivo ha regole di determinazione differenti per i lavoratori dipendenti da quelli autonomi. Per i primi infatti si prende in considerazione la retribuzione annua, mentre per i secondi, il reddito annuo. SI procede poi passando l’ammontare dei contributi, per la cosiddetta aliquota di computo che è pari al 33% per i lavoratori dipendenti, il 24% per gli autonomi e variabile tra 24 e 33% per gli iscritti alla Gestione Separata Inps.

La somma di tutti i contributi versati viene data anche ricapitalizzando i contributi di ogni anno, al tasso di inflazione come stabilito dall’Istat in base alla variazione del Pil su base quinquennale. Dopo questi calcoli si arriva al vero montante su cui poi sarà calcolata la prestazione, sia intera per chi non ha diritto alla pensione con sistema retributivo, che per chi gode del pro quota.

La rivalutazione del montante contributivo deve essere effettuata fino al 31 dicembre del secondo anno precedete quello in cui si presenta domanda di pensione. Nel sistema contributivo poi, vige il vincolo del massimale contributivo, perché oltre una determinata soglia (103.000 euro all’anno più o meno), gli assicurati dopo il 31 dicembre 1995 non versano più contributi.

Una volta ottenuta la base imponibile su cui calcolare la pensione, ovvero, una volta completato e rivalutato il calcolo del montante contributivo, si passa al calcolo della pensione. Si passa il montante dei contributi per dei coefficienti che vengono definiti di trasformazione. Coefficienti che ogni anno vengono aggiornati e modificati in base all’andamento degli indici Istat.

E sono coefficienti che trasformano il montante dei contributi in pensione, e che sono tanto meno favorevoli quanto più giovane si esce dal mondo del lavoro. I pratica, uno stesso montante contributivo, con la stessa carriera, ma sfruttato per la pensione da due soggetti diversi come età, danno diritto ad una pensione più alta a quello in età più avanzata.

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