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Pensioni, fortunato chi ha lavorato di più prima del 1996

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Le regole del calcolo contributivo sono penalizzanti, ecco perché chi ha la fortuna di rientrare nel retributivo prende di più.

Ci sono periodi di tempo che assumono una rilevanza notevole nel mondo delle pensioni.
La più recente modifica sostanziale del sistema previdenziale italiano è nata in in grave periodo di crisi economica che portò alla nascita del governo Monti. Una crisi che sembra nulla a confronto di quella di oggi, ma sempre di crisi si parla.

Comunque, correva l’anno 2011 e quel governo tecnico finì col varare una riforma lacrime e sangue con il decreto Salva Italia.
Per questo l’anno 2012, anni di entrata in vigore della riforma Fornero sancì l’allontanamento secco delle pensioni per i lavoratori.

La pensione di anzianità di sostituita dalla pensione anticipata. Sparirono le pensioni con le quote e con 35 anni di contributi, la quota 96 e nacquero gli esodati. A c’è un’altra riforma e un altro periodo storico capace di incidere in maniera netta nel mondo del pensioni, stavolta sugli importi percepiti dai pensionati. Infatti la riforma Dini portò all’ingresso del metodo di calcolo contributivo delle pensioni.

Ed è proprio questo l’oggetto del nostro studio di oggi, che approfondisce l’argomento andando a sottolineare come, bastano poche settimane di contributi in più o in meno alla data del 31 dicembre 1995, per determinare un autentico salasso in termini di minor assegno previdenziale percepito.

Il calcolo retributivo tra beffati e fortunati

La pensione calcolata col metodo contributivo è basata sul montante dei contributi, cioè su quel salvadanaio dove confluiscono tutti i versamenti effettuati durante la carriera. Quella calcolata col metodo retributivo invece si basava sulla media degli stipendi degli ultimi periodi di carriera.

La differenza è notevole, poiché con il sistema retributivo, anche pochi mese di lavoro o anche poche settimane, se versate prima dell’entrata in vigore del sistema contributivo, possono essere determinanti per una pensione più alta a parità di contributi versati.
Non c’è differenza tra settori di lavoro, perché queste regole di calcolo valgono sia nel settore privato che nel settore pubblico.

Il calcolo retributivo, in generale, più vantaggioso del contributivo, si applica in linea di massima a tutti i periodi di lavoro fino al 31 dicembre 1995.
In linea di massima dicevamo, perché in base alla carriera antecedente quella data, può cambiare tutto.

Infatti per chi ha maturato almeno 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995, il diritto al calcolo retributivo arriva fino alla porte della riforma Fornero, cioè fino al 31 dicembre 2011. Chi può vantare 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995 è abbastanza evidente che gode di un trattamento di maggior favore rispetto a chi non arriva a tale carriera.

L’arrotondamento dei contributi, nel pubblico impiego un vantaggio?

Poche settimane possono determinare una grave perdita in termini di assegno previdenziale dal punto di vista dell’importo. Ci sarebbe però una norma che consente arrotondamenti di contributi tali da permettere a chi per poco non ottiene il trattamento più favorevole, di completare comunque il percorso.

Sono situazioni che spesso sfociano in azioni legali nelle aule dei tribunali. Ed è proprio la giurisprudenza, con il suo orientamento a determinare però una cattiva notizia per quanto si trovano in questa condizione. Per qualche settimana di contribuzione mancante si può perdere il diritto a 16 anni di trattamento previdenziale calcolato in maniera più favorevole con il metodo contributivo (dal 1996 al 2011).

Una norma di cui parlavamo prima permetterebbe ai lavoratori dello Stato di arrotondare al mese superiore eventuali carenze contributive di poche settimane, purché in presenza di un’anzianità  compresa tra i 16 e i 29 giorni.

Lo prevede la legge n° 449 del 1997, precisamente l’articolo n° 59 comma 1 lettera B.
Nel dettaglio, un lavoratore statale a cui magari, mancano una decina di giorni per completare i 42 anni e 10 mesi di contributi per la quiescenza di vecchiaia, potrebbe accedervi comunque in virtù di questo arrotondamento.

Il problema interpretativo riguarda il fatto che questo arrotondamento che la legge ammette per il raggiungimento della soglia contributiva minima, dovrebbe essere ammissibile pure per il trattamento favorevole sul calcolo, ovvero di quello di cui parlavamo in precedenza.

In altri termini c’è chi sostiene che per la stessa motivazione prima imposta, chi ha 17 anni e almeno 16 giorni di contribuzione antecedenti il 1996, dovrebbe godere. Ma l’Inps solitamente non ammette questo, ribadendo il concetto che deve essere completamente raggiunta la soglia dei 18 anni di contributi antecedenti il 1996 e non un giorno in meno per ottenere un favorevole calcolo della pensione fino al 31 dicembre 2011. E anche l’orientamento dei giudici conferma questa linea dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

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