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Pensioni: esistono contributi dannosi, tutti i casi in cui conviene ed è possibile neutralizzarli

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contributi figurativi

Neutralizzare o sterilizzare i contributi nocivi per la pensione è possibile ma solo in alcuni casi.

Il sistema previdenziale italiano è senza dubbio pieno di problemi, a partire dalle pesanti soglie di accesso alle pensioni e fino al calcolo delle stesse. C’è una problematica però che pochi conoscono e che probabilmente pochi sanno di poter utilizzare per avere un importo della pensione più elevato.

Parliamo di un particolare istituto che è quello della neutralizzazione dei contributi o della cosiddetta loro sterilizzazione. Esistono infatti contributi che sono dannosi per il calcolo della prestazione previdenziale.

Ma come è possibile che esistano contributi previdenziali che sono nocivi per l’importo della pensione? Una domanda a cui cercheremo di dare risposta, spiegando come fare a detonare questo potenziale pericolo.

Perché ci sono contributo dannosi?

Il fatto che ci siano contributi potenzialmente dannosi per gli importi del trattamento pensionistico è una problematica tipicamente presente nel sistema retributivo. Infatti con il sistema contributivo in base a ciò che si versa, si percepisce di pensione. Nel sistema retributivo invece la pensione è basata sulle ultime retribuzioni e tanto più alte sono, tanto più alto sarà l’importo del rateo di pensione spettante (e succede il contrario con retribuzioni più basse naturalmente).

Evidente che il sistema contributivo, oggettivamente più penalizzante di quello retributivo, è molto più equo e riesce a detonare anche il problema dei contributi dannosi. Il problema derivante da questi contributi che anziché aumentare l’assegno previdenziale come dovrebbe essere, lo abbassano, è stato oggetto di numerose pronunce giurisprudenziali. Sentenza che hanno prodotto il principio secondo il quale gli ultimi anni di stipendio, se  ridotto. non devono svalutare la quota retributiva dell’assegno.

Lo strumento utile per i lavoratori e futuri pensionati è la neutralizzazione dei contributi nocivi. In base a quanto detto prima, la sterilizzazione dei contributi, che ricordiamo, va richiesta da parte del pensionato, ha un senso solo se riguarda una pensione calcolata con il sistema retributivo.

Tipologie di contributi dannosi

Come  dicevamo, la pensione calcolata con il sistema delle retribuzioni viene determinata in base agli  stipendi percepiti negli ultimi anni di carriera (tra 5 e 10 anni a seconda dei casi). Evidente che se negli ultimi anni di carriera, per un motivo o per l’altro (passaggio al part time o ammortizzatori sociali e quindi contribuzione figurativa) la retribuzione si abbassa (parliamo naturalmente della retribuzione pensionabile), anche l’importo della pensione si abbasserà. Succede in pratica l’esatto opposto di quello che secondo molti è una delle anomalie maggiori del sistema retributivo, cioè pensioni erogate per importi spropositati rispetto ai veri contributi versati.

Il sistema retributivo infatti è effettivamente iniquo, con lavoratori che trovavano escamotage, riuscendo a spuntare promozioni di carriera, passaggi di grado e stipendi maggiori sul finire della carriera, per poter percepire pensioni più cospicue.

Per spiegare meglio tutto, occorre capire bene quali sono i periodi di contribuzione che possono recare danno al pensionato, dal punto di vista degli importi. I tipici periodi di fine carriera a cui si può addebitare la causa di una pensione più bassa del previsto possono essere la disoccupazione, l’integrazione salariale e pure i versamenti volontari. Ma ci sono molte situazioni che possono dare sfogo a questa situazione, come per esempio il cambio di lavoro oppure il cambio di ruolo o ancora la riduzione di orario di lavoro.

Come funziona la sterilizzazione dei contributi dannosi

Il legislatore non ha previsto normativa e regole che consentono al lavoratore di scegliere di non farsi calcolare la pensione eludendo alcuni periodi di contribuzione. Tutto demandato alla giurisprudenza, come sottolineato in precedenza. In linea di massima l’orientamento attuale consente di sterilizzare questi contributi, a condizione che si sia già maturato il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia o per quella anticipata.

In pratica, tutti i versamenti di contributi sopraggiunti dopo aver maturato il diritto alla pensione possono essere sterilizzati dietro domanda da parte  del lavoratore. Una richiesta che quest’ultimo deve fare direttamente all’Inps nel caso in cui questi versamenti incidano in maniera negativa sulle pensioni. In altri termini, una volta raggiunti i 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia o i 42 anni e 10 mesi per la pensione anticipata, la ulteriore contribuzione accreditata può essere neutralizzata nel caso in cui il suo utilizzo in sede di calcolo della prestazione sia nociva.

Si possono neutralizzare periodi entro un massimo di 260 settimane, cioè massimo 5 anni. La facoltà di neutralizzare questi periodi, sempre alla luce delle ultime sentenze della Corte Costituzionale, può riguardare anche i lavoratori autonomi come commercianti ed artigiani e può essere sfruttata anche dopo il compimento dell’età pensionabile.

La neutralizzazione può riguardare, come è ovvio che sia, solo la parte retributiva della pensione e non quella contributiva. Per esempio, un lavoratore che ha 67 anni di età e 25 di contributi versati, se gli ultimi due anni di carriera sono stati a stipendio ridotto per via di un cambio di attività lavorativa, potrà chiedere all’Inps che la parte retributiva della sua pensione sia calcolata senza tener conto di questi ultimi due anni.

Se invece lo stesso lavoratore anziché 25 anni di carriera ne ha solo 20, dal momento che anche i due anni a stipendio ridotto sono necessari per maturare il diritto alla quiescenza, la neutralizzazione non può essere esercita.

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