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Pensioni e sostenibilità del sistema: in Italia sono troppo pochi i lavoratori

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In un intervista rilasciata a “Il Messaggero” Pasquale Tridico, oltre a parlare di assegno unico per i figli, si sofferma a riflettere anche sul sistema previdenziale italiano, che di anno in anno diventa meno sostenibile. E ne spiega la causa.

Nessun rush finale per la quota 100; i lavoratori, infatti, non si sono affrettati a presentare domanda di pensionamento in vista della scadenza della misura che ha permesso il pensionamento di 400mila lavoratori.

Ancora peggio andranno le cose con quota 102 che, secondo il presidente dell’INPS, permetterà il pensionamento di poche migliaia di lavoratori. Ma allora qual è la ricetta per avere maggiore flessibilità in uscita e una maggiore sostenibilità del sistema previdenziale?

Pensioni e sostenibilità

“La flessibilità è possibile all’interno del modello contributivo. Io propongo un compromesso: si può anticipare l’uscita a 64 anni ottenendo solo la quota contributiva dell’assegno. Poi dai 67 anni si riceverebbe anche la parte retributiva. Credo che sia una soluzione accettabile anche per i sindacati. Ma credo anche che dovremmo imparare a maneggiare con cura l’informazione sulla sostenibilità dei sistemi previdenziali” spiega Tridico al quotidiano sottolineando anche il fatto che la sostenibilità del sistema previdenziale è legata al numero di persone che lavorano.

In Italia i lavoratori sono troppo pochi con un tasso di occupazione che non arriva neanche al 60% degli attivi. Considerando che una parte dei lavoratori svolge la propria attività in nero. Sono solo 23milioni gli italiani che lavorano, troppo pochi per garantire una sostenibilità del sistema.

E proprio per questo secondo Tridico bisogna puntare sull’occupazione che crea, a sua volta, investimenti. Il trinomio su cui puntare per una ripresa, secondo Tridico è rappresentato da assegno unico, salario minimo e riscatto della laurea gratuito.

Secondo il presidente dell’INPS, infatti, rendere gratuito il riscatto della laurea spingerebbe le future generazioni a laurearsi con la consapevolezza che quegli anni sarebbero utili alla pensione (e renderebbero, quindi, l’anticipo pensionistico implicito per chi studia).

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