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Pensioni e coefficienti di trasformazione: ecco perché più tardi si esce più si percepisce di pensione

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Cosa sono i coefficienti di trasformazione dei contributi in pensione e quali sono in vigore quest’anno

Uscire prima dal mondo del lavoro in linea di massima significa sempre ottenere una pensione più bassa. Questo a prescindere dalla misura previdenziale prescelta perché non dipende da eventuali penalizzazioni insite nelle misure di pensionamento anticipato.

Il fatto che una uscita dal mondo del lavoro, in maniera anticipata, sia penalizzante come assegno previdenziale, dipende sostanzialmente da due fattori. In primo luogo, inevitabilmente uscire prima e lasciare il lavoro, grazie a misure di pensionamento anticipato, significa smettere di pagare contributi. E poi, il sistema italiano prevede che prima si esce dal mondo del lavoro, meno si prende di pensione. Sono i coefficienti con cui il montante dei contributi è trasformato in pensione a sortire questo effetto.

Coefficienti 2021

In genere i coefficienti di trasformazione del montante contributivo in pensioni si aggiornano ogni tre anni. Per il 2021 quindi, saranno validi ancora i coefficienti introdotti dal consueto decreto del Ministero del lavoro datato 15-05-2018. Coefficienti validi per l’intero triennio 2019-2021.

Rispetto ai coefficienti del triennio precedente, i nuovi hanno prodotto un calo degli assegni a parità di carriere, contribuzione versata ed età di uscita.

Per capire il livello di incidenza che questi coefficienti hanno, va sottolineato il fatto che più il calcolo della pensione di un lavoratore è basato sul sistema contributivo, più è penalizzante il calcolo del trattamento.

Su un calcolo della pensione basato tutto sul ricalcolo contributivo dell’assegno previdenziale, l’incidenza dei coefficienti è totale.

I coefficienti infatti sono dei parametri percentuali con cui viene passato il montante dei contributi. Ed è evidente che se una pensione è calcolata interamente con il sistema contributivo, non c’è altro, oltre ai coefficienti, che impatta sul calcolo del trattamento previdenziale.

Più anni di carriera di un lavoratore sono contributivi, più penalizzanti sono i coefficienti che si applicano. Il lavoratore che ha almeno 18 anni di carriera con versamento dei contributi, antecedenti il 1996, godrà di un calcolo retributivo e più vantaggioso, per gli anni di carriera fino al 2011.

Al contrario, per chi ha meno di 18 anni di contributi versati prima del 1996, il calcolo retributivo si utilizza solo fino al 31 dicembre 1995.

Uscire più in avanti con gli anni significa prendere di più

Per quanto detto in precedenza, appare evidente che i coefficienti di trasformazione riguardano solo le pensioni o le parti di pensione rientranti nel sistema contributivo.

In sostanza quindi, in base alla consistenza della quota contributiva in una carriera, si avrà una pensione più bassa.

Per il 2021 e quindi per il triennio 2019-2021 i coefficienti in base all’età di uscita sono:

 

  •       61 anni  coefficiente 4,657%;
  •          62 anni coefficiente 4,79%;
  •          63 anni di età coefficiente 4,932%;
  •         64 anni coefficiente 5,083%;
  •         65 anni coefficiente 5,245%;
  •         66 anni coefficiente 5,419%;
  •          67 anni coefficiente 5,604%.

 

 Alcuni esempi

Per capire bene in cosa consistono queste perdite di assegno, non c’è niente di meglio di alcuni esempi pratici. Infatti i coefficienti come detto impattano esclusivamente sulla parte di pensione che è calcolata con il sistema contributivo, oppure su tutta la pensione per i cosiddetti contributivi puri, lavoratori privi di anzianità di assicurazione precedente il 1° gennaio 1996.

Un lavoratore che ha 100.000 euro di montante contributivo a partire dal 1° gennaio 2012, perché naturalmente ha diritto al calcolo retributivo per i periodi precedenti visto il completamento di almeno 18 anni di assicurazione al 31 dicembre 1995, otterrebbe una quota contributiva di pensione pari a 5.604 euro lordi all’anno se uscisse a 67 anni dal mondo del lavoro.

Infatti il montante accumulato a 67 anni viene passato per il coefficiente 5,604%. Ma se lo stesso lavoratore riuscisse ad andare in pensione a 62 anni, come per esempio prevede la quota 100, otterrebbe una quota contributiva di pensione pari a 4.790 euro lordi all’anno. In pratica 814 euro lordi annui in meno come sacrificio ad una uscite 5 anni prima.

Questo se il riferimento è ad un lavoratore con una lunga carriera antecedente il 1996. La perdita infatti sarebbe ancora maggiore per chi ha da farsi calcolare la pensione su più anni con il penalizzante sistema dei contributi. Con 300.000 euro di montante contributivo accumulato a partire dal 1° gennaio 1996, per chi per esempio ha meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, uscire a 67 anni produrrebbe una quota contributiva di pensione pari a 16.812 euro annui lordi, mentre a 62 anni ne produrrebbe una pari a 14.340 euro, quasi 2.500 euro in meno.

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