Pensioni d’oro, tagli con contributo di solidarietà. Resta adeguamento età

di Elisabetta Tonni
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Una formula conforme al dettato della Corte Costituzionale e l’adeguamento al costo della vita degli assegni:

sono queste le due novità più importanti che emergono dalle indiscrezioni riportate dagli organi di stampa sulla bozza di un documento attinente alla manovra Finanziaria.

Il Governo sta cambiando rotta rispetto alle motivazioni con cui effettuare il taglio degli assegni superiori ai 90.000 euro lordi l’anno. Rimodulare le pensioni d’oro con il ricalcolo contributivo potrebbe essere troppo pericoloso per l’insidia dei ricorsi che ne potrebbero scaturire.

Un lustro di solidarietà

Questo non vuole dire che non ci saranno misure per abbassare gli importi percepiti, semplicemente verrà scelta una motivazione differente: il contributo di solidarietà, strumento tradizionale. Oltretutto, per evitare l’aspetto anticostituzionale, il contributo dovrebbe essere temporaneo e, nelle ipotesi del Governo, dovrebbe essere applicato per 5 anni.

Per quanto riguarda la modulazione del contributo, come si legge sull’AdnKronos, “non ci sarà nessun ricalcolo degli assegni in base ai contributi versati, e nemmeno il complesso meccanismo basato sulla cosiddetta ‘equità attuariale’ e che in pratica finiva per essere un taglio solo in base all’età del pensionamento”.

Due ipotesi al vaglio

Ad anticipare questa indiscrezione è stato il Messaggero, sostenendo di aver preso visione di un documento dove compaiono due ipotesi: “La prima – scrive il quotidiano – è più draconiana e prevede che il taglio si applichi all’intero importo della pensione applicando delle aliquote differenziate in base a degli scaglioni. Fino per le pensioni superiori a 90mila euro, ma inferiori a 130mila euro, in questa prima ipotesi, il taglio sarebbe dell’8% dell’intero assegno. Che salirebbe al 12% per le pensioni fino a 200mila euro, al 14% per quelle fino a 350mila euro lordi annui, per poi passare al 16% per quelle fino a 500mila euro lordi annui, per arrivare al 20% se la pensione supera la soglia dei 500 mila euro lordi annui“.

L’ipotesi alternativa, sempre prevista nel provvedimento ancora in fase di elaborazione, “prevede che il contributo di solidarietà – scrive ancora il Messaggero – si applichi soltanto sulla parte di pensione che eccede i 90 mila euro. In questo caso le percentuali che verrebbero applicate sono leggermente più alte. Da 90 a 130mila euro si pagherebbe il 10%, da 130mila a 200mila euro il 14%, fino a 350mila euro il 16%, fino a 500mila euro il 18% e, infine, oltre i 500mila euro si continuerebbe invece a versare il 20%“.

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