Pensioni, dopo quota 100 tocca a quota 41 anni di contributi riconosciuti

Dopo il richiamo da parte dell’Unione Europea sul debito pubblico italiano, il segretario del Movimento 5 Stelle tranquillizza i lavoratori sulla quota 100.

Quota 100  non si tocca

“Non si tocca – ha detto – Lasciatemi dire che come sento parlare di doveri, mi piacerebbe sentir parlare anche di diritti. Diritti degli italiani e delle loro famiglie! Non chiedo tanto: diritti! Che tradotto significa la possibilità di aiutare le famiglie, le imprese, le scuole, la nostra sanità. Quindi rimbocchiamoci le maniche tutti. E con ‘tutti’, intendo anche Bruxelles!” scrive ancora il vice presidente del Consiglio.

Adesso tocca a quota 41

Lo smaltimento della legge Fornero, però, pare non essersi ancora concluso. Ieri la UIL ha ribadito la richiesta di “continuare a modificare la legge Fornero sulla previdenza” introducendo la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi.

“Negli ultimi tre anni – ha sottolineato il segretario confederale Domenico Proietti – l’Italia ha solo cominciato un riallineamento per l’età di accesso alla pensione intorno ai 63 anni, come avviene in tutti i Paesi dell’Unione Europea. Nessuna marcia indietro quindi, ma solo un primo passo verso un sistema previdenziale più equo e giusto. Bisogna continuare a modificare la Legge Fornero, affrontando il tema dei 41 anni di contributi, le future pensioni dei giovani e valorizzando, ai fini previdenziali, il lavoro di cura delle donne e la maternità. Il Governo separi finalmente – conclude – la spesa previdenziale da quella assistenziale, dimostrando all’Europa che l’Italia spende per pensioni l’11% del pil, un punto in meno della Francia e mezzo punto in meno della Germania”

Lo stesso Slvini ha ribadito, a Foligno, che sulla legge Fornero siamo ancora agli inizi e che il vero obiettivo è Quota 41.

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