Pensioni, dopo quota 100: opzione donna estesa anche agli uomini

di Elisabetta Tonni
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Sulle pensioni potrebbe esserci un’altra novità. Secondo alcune indiscrezioni, sembrerebbe che Fratelli d’Italia non disdegnerebbe di ispirarsi al principio della discriminazione di genere per estendere anche agli uomini i vantaggi per l’accesso alla pensione previsti nell’opzione donna.

Il Governo è impegnato, come promesso in campagna elettorale e ribadito nel contratto, a superare la legge Fornero. Per raggiungere questo obiettivo, viene ipotizzato il ritorno a quota 100 (somma dell’età del lavoratore e anni di versamenti contributivi). Secondo alcune stime, considerando la decurtazione sull’assegno del lavoratore, questa misura costerebbe alle casse dello Stato circa 5 miliardi di euro l’anno.

Che cosa prevede l’opzione donna

La riforma in cantiere prevede anche l’opzione donna. Alle lavoratrici sarebbe infatti riservato una sorta di “sconto” sia sull’età, sia sugli anni di contributi. Per loro, la possibilità di uscire dal mondo del lavoro potrebbe concretizzarsi già a 57/58 anni di età, sempre che abbiano raggiunto i 35 anni di versamenti previdenziali. L’agevolazione non sarebbe però a costo zero per le lavoratrici, perché in questo caso si vedrebbero consegnare un assegno con un importo calcolato esclusivamente con il metodo contributivo. In termini economici si tratta di un abbassamento che potrebbe andare dal 25 al 35% dell’importo previsto.

La ratio dell’opzione donna

I benefici per le donne sono sempre stati introdotti sul principio di un maggiore affaticamento per quelle mansioni svolte nella vita familiare che non vengono riconosciute come lavoro perché non retribuite. Con il regime sperimentale, le lavoratrici potrebbero maturare requisiti più favorevoli di quelli già in vigore dal 1 gennaio 2018 per maturare la pensione di anzianità. Il Governo starebbe pensando di ripetere l’esperimento non prorogato per il 2018, estendendolo fino al 2019. In questo modo si includerebbero le lavoratrici che matureranno i requisiti entro il 31 dicembre dell’anno prossimo, con l’obiettivo di far uscire dal mercato del lavoro le donne già a 57 anni. Se si considerano gli ultimi dati Istat, l’occupazione femminile ha registrato il livello più alto mai registrato dall’inizio delle serie storiche, con una crescita dello 0,2% su base congiunturale, toccando quota 49,7%.

L’dea di FdI

Se è vero che il mondo è cambiato e se è vero che si lotta per la parità di genere, questo deve valere su tutti i campi. E’ probabilmente questo il principio ispiratore del partito di Giorgia Meloni che vuole presentare una risoluzione, cioè un atto con valore procedurale di indirizzo del Governo, per estendere i benefici finora pensati per le donne anche agli uomini.

I costi di un simile provvedimento non sono trapelati, ma è noto che l’uscita dal mercato del lavoro contribuisce a aprire spazi ai giovani. L’occupazione ha fatto registrare un sensibile aumento, con una crescita di 114mila unità rispetto ad aprile (+0,5%) e di 457mila su base annua (+2,0%). Molti di questi sono però a tempo determinato; non va dimenticato che proprio nel 2018 scade il triennio di agevolazioni fiscali pensate per incentivare, nel 2015, le imprese a stipulare contratti di lavoro dipendente.

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