Pensioni, docenti e Ata hanno solo 10 giorni per chiedere di lasciare prima, poi da gennaio torna la Legge Fornero con uscita a 67 anni: appello Anief a nuovo Governo per assimilarli ai militari

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Mancano poco più di dieci giorni alla scadenza per le domande di pensionamento per il personale docente e ATA: venerdì 21 ottobre, infatti, secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Istruzione con Decreto e Circolare 31924 dell’8 settembre scorso, sarà l’ultimo giorno per insegnanti, amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e tutti gli altri profili Ata per chiedere di uscire anticipatamente rispetto ai 67 anni di età previsti dalla riforma Monti-Fornero.

Rispetto a quanto previsto dalla quella legge, in particolare dall’articolo 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, “Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici”, si consentirà, ma solo per quest’anno, grazie a quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2022, di potere uscire anticipatamente usufruendo di Quota 102, ovvero avere maturato 64 anni di età e 38 di contributi entro il 31 dicembre 2022. Ciò comporterà riduzioni all’assegno pensionistico non troppo forti, a differenza di Opzione donna, che permette a docenti, dirigenti e ATA di uscire con almeno 58 anni di età e 35 di anzianità contributiva (invece maturati al 31 dicembre 2021, ma con tagli alla pensione anche del 35%, che corrispondono a riduzione fino a 600 euro rispetto all’assegno che si prenderebbe a 67 anni. Poi, nel 2021 la Commissione Lavori gravosi ha collocato stabilmente quelle svolto dalle maestre della scuola primaria, dopo averlo fatto in passato per quelle dell’Infanzia, tra le professioni più logoranti che possono comportare un anticipo pensionistico a 63 anni di età, se in possesso di almeno 36 anni di contributi.

 

“Sarebbe più che opportuno – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che il nuovo Governo che si sta andando a comporre approvi una norma urgente per evitare il ritorno alla Legge Fornero senza deroghe: se ciò non dovesse accadere, centinaia di migliaia di lavoratori, moltissimi della scuola, saranno costretti a rimanere in servizio fino a 67 anni pur in presenza di serie patologie psico-fisiche: molti di loro appartengono al mondo della scuola. Chi lavora a scuola, senza distinzione di ruoli o di cicli, va collocato nella lista delle categoria più esposte al burnout, che dal 2019 l’Ordine Mondiale della Sanità riconosce come sindrome e il cui significato, “bruciato” o “esaurito”, sta ad indicare una sindrome da esaurimento emotivo che può rivelarsi patologico, alla cui base c’è proprio lo stress da lavoro. Lo chiediamo con forza al nuovo Esecutivo e alla premier in pectore Giorgia Meloni”.

 

Anief, in convenzione con Cedan, conferma anche per quest’anno l’assistenza e il supporto specializzato per l’invio delle domande di pensionamento: è possibile contattare via web la sede Anief più vicina.

 

Secondo il sindacalista autonomo “l’addio a Quota 100 e ora anche di Quota 102, con il ritorno alla Legge Fornero, non è accettabile, perché costringe a rimanere in servizio dopo anche oltre 35 anni di contributi versati ed in presenza di una difficile condizione mentale e fisica: serve una deroga immediata per evitare di ritrovarci non solo con la categoria più vecchia al mondo, ma anche la più esposta a malattie. Serve una deroga che permetta di lasciare il lavoro a 63 anni senza penalizzazioni sull’assegno di quiescenza. Non sarebbe, tra l’altro, nemmeno una concessione, perché a quell’età in pensione si va in tutti i Paesi dell’area Ocde”. Per concludere, Pacifico chiede “una ‘finestra’ ad hoc, assieme anche alla conversione gratuita in contributi della formazione universitaria, come pure rivendicato più volte di recente dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico”.

 

Secondo il sindacato Anief basterebbe adottare gli stessi parametri di accesso alla pensione previsti per i lavoratori delle forze armate, permettendo al personale della scuola, uomini compresi, di lasciare in ogni caso il lavoro a 62 anni e senza tagli all’assegno di quiescenza. “Anche l’allargamento dell’Ape Sociale a tutti i dipendenti della scuola, potrebbe essere un passo importante – spiega ancora Pacifico – e comunque non si tratterebbe di nessuna concessione, visto l’alto numero di casi di insegnanti sottoposti a burnout e a patologie invalidanti dovute allo stress da lavoro prolungato e senza nemmeno il dovuto riconoscimento del rischio biologico, invece previsto per altre professioni anche del comparto pubblico. Occorre quindi una deroga vera: ‘Opzione Donna’, che comporta un prezzo da pagare a dir poco ingiusto, non è certo risolutiva”.

 

I MOTIVI DELLA DEROGA

Tuttoscuola ricorda che “nel 2015, la presidentessa dell’Eurodap (Associazione Europea disturbi da Attacchi di Panico), nel rilevare come il profilo psicologico del copilota che provocò lo schianto dell’aereo della Germanwings che ha trascinato alla morte 149 persone presentasse probabilmente segnali riconducibili a tale stato mentale, ha dichiarato che le categorie maggiormente a rischio per la sindrome del burnout sono quelle dei piloti, ma anche dei medici e degli insegnanti”.

 

A questo proposito, continua la rivista, Vittorio Lodolo D’Oria, medico e autore di molti studi sul burnout nella scuola, ha detto che “ad ammettere di essere stressato per il lavoro ripetitivo e logorante è un’altissima percentuale di chi lavora dietro la cattedra. Poi ci sono le vere e proprie patologie. E anche in questo caso non c’è da sottovalutare la situazione. Perché dalle ultime rilevazioni risultano almeno 24mila psicotici e 120mila depressi nella categoria. Infine, ci sono tutte le altre malattie della psiche più lievi ma non per questo da trascurare, come i disturbi dell’adattamento e di personalità”.

 

I REQUISITI RIASSUNTI DA CEDAN

La scadenza del 22 ottobre 2022 riguarda tutto il personale scolastico: personale docente (compresi gli insegnanti di religione cattolica), educativo ed ATA di ruolo, ad eccezione dei dirigenti scolastici. Il termine di presentazione delle domande di pensionamento per docenti e personale ATA, secondo quanto indicato dal MIUR (Decreto 8 settembre 2022 e Circolare n. 31924 dell’8 settembre 2022) è fissato per venerdì 21 ottobre 2022. Solo i dirigenti scolastici avranno tempo fino al 28 febbraio 2023.

Stesse tempistiche sono inoltre previste per l’eventuale revoca dell’istanza precedentemente inoltrata.

Il termine del 21 ottobre 2022 dovrà essere osservato anche dal personale scolastico (docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario) che non ha raggiunto il limite di età ma di servizio e che intende chiedere la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale con contestuale attribuzione del trattamento pensionistico.

Questa possibilità è riconosciuta a coloro che hanno i requisiti per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini); non hanno ancora compiuto il 65° anno di età. È necessario però, per questi casi, che ricorrano le condizioni previste dal Decreto 29 luglio 1997, n. 331 del Ministro per la Funzione Pubblica.

Scadenza al 31 agosto 2023 per la domanda di cessazione dal servizio per gli aventi diritto all’APE sociale o alla pensione anticipata per i lavoratori precoci. Domanda che potrà essere presentata in modalità telematica tramite i nostri servizi di patronato.

Devono invece presentare domanda di pensione di vecchiaia coloro i quali vogliono andare in pensione il 1° settembre 2023, in possesso dei seguenti requisiti: 67 anni di età al 31 agosto 2023 (d’ufficio) o al 31 dicembre 2023 (a domanda) con minimo 20 anni di contributi. (Rif. normativo: articolo 24, commi 6 e 7, della Legge n.214 del 2011) 66 anni e 7 mesi di età al 31 dicembre 2023 e anzianità contributiva minima di 30 anni al 31 agosto 2023. (I requisiti per la domanda di pensione scuola sono disciplinati dall’articolo 1, commi da 147 a 153 della Legge 27 dicembre 2017, n. 205).

Senza opportuna domanda all’INPS, i docenti e i lavoratori ATA sarebbero collocati a riposo d’ufficio soltanto dal 1° settembre 2024. Infatti, senza prima formalizzare le dimissioni nei termini indicati dal MI, non è poi possibile presentare domanda di pensione scuola all’INPS nei primi mesi del 2023.

Possono presentare domanda di pensione con Opzione donna, docenti, dirigenti e ATA con i seguenti requisiti, maturati al 31 dicembre 2021: Donne con 58 anni di età e anzianità contributiva di 35 anni.

Possono presentare domanda di pensione con Quota 102 coloro che hanno maturato 64 anni di età e 38 di contributi entro il 31 dicembre 2022.

Per ulteriori informazioni contatta la sede Cedan S.r.l.s. più vicina a te e visita il nostro sito www.cedan.it

 

LA PROPOSTA

Durante il 57° congresso Federspev, Marcello Pacifico, in qualità di segretario organizzativo Confedir, ha chiesto di “introdurre assegni allineati all’inflazione e liquidazione immediata TFS/TFS e anticipo di un anno per le mamme. Inoltre, è indispensabile che per professioni logoranti e con un’alta percentuale di burnout, come i lavoratori di Scuola e Sanità, si riconosca lavoro usurate e quindi l’uscita anticipata attorno ai 60 anni di età senza decurtazioni. C’è urgenza di approvare anche delle deroghe, a partire dal 1° gennaio 2023: ne va di mezzo la qualità del servizio pubblico”. Il sindacato si è infine detto favorevole a tutte le proposte che intendono superare la Legge Fornero introducendo Quota 100 o 102 “flessibile”, come quella di Antonello Orlando, esperto della Fondazione studi consulenti del lavoro.

 

La richiesta Confedir:

  • Separazione tra previdenza e assistenza.
  • Mantenimento del sistema misto fino alla naturale conclusione.
  • Abolizione dell’aspettativa di vita e delle finestre sia per la pensione anticipata che per la pensione di vecchiaia.
  • Pensione anticipata per tutti, uomini e donne, con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età e senza penalizzazioni.
  • Per le donne con figli bonus di 9 mesi per ogni figlio con un massimo di due da valere sia per la pensione anticipata che per la pensione di vecchiaia.
  • Pensione di vecchiaia anticipata a 66 anni.
  • Flessibilità in uscita anticipata a partire da 62 anni di età, con penalizzazione del 1,5% per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 anni.
  • Analogamente alla flessibilità di uscita anticipata possibilità di restare al lavoro oltre i 66 anni e fino a 70 con un incremento del 1,5% annuo.
  • Rendere definitivi gli istituti di Opzione Donna e Ape Sociale.
  • Implementazione della pensione integrativa con benefici fiscali fino al 50% di quanto versato.
  • Pensione di garanzia per giovani, donne e per chi svolge lavoro di cura.
  • Per i dipendenti pubblici erogazione del TFR/TFS entro sei mesi dalla cessazione del rapporto del lavoro.
  • Flessibilità di uscita anticipata dal mondo del lavoro senza penalizzazioni per casi particolari di disoccupazione, lavori usuranti, malattia e invalidità.
  • Riscatto agevolato della laurea con costi dimezzati del 50% e benefici fiscali fino al 50% di quanto versato; oppure, in alternativa, contribuzione figurativa del corso legale degli studi universitari.
  • Coefficienti di trasformazione rivalutati in aumento. Inoltre, per i già pensionati che sono la categoria più fragile e che stanno subendo più di tutti gli effetti della crisi:
  • Indicizzazione al 100% delle pensioni in seguito all’inflazione reale.
  • Estensione della no tax area fino a 10.000 €, eliminazione delle addizionali regionali e comunali per redditi imponibili fino a 30.000 € e dimezzamento per redditi imponibili da 30.000 a 40.000 €.

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