Pensioni, dal 2023 torna la Legge Fornero: la Lega vuole eliminarla, PD e Azione la difendono

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Pressoché certo il ritorno alla Legge Fornero. Attualmente rimane su un binario morto la questione della riforma del sistema pensionistico. Diversi gli scenari che potrebbero aprirsi senza il varo di un provvedimento specifico.

Se entro il 31 dicembre 2022 non si mettesse a punto un intervento sulle pensioni, si tornerebbe al regime previsto dalla Legge n.92/2012, la cosiddetta Legge Fornero. La disciplina voluta dall’ex ministra del Lavoro e delle Politiche sociali del governo Monti, Elsa Fornero, fissa a 67 anni l’età di pensionamento, anticipabile – con taglio dell’assegno – per gli uomini con alle spalle almeno 42 anni e 10 mesi di contributi e per le donne con 41 anni e 10 mesi. Successivamente, come è noto, la Legge Fornero fu superata da Quota 100. Veniva prevista la possibilità di andare in pensione in presenza di due requisiti: 62 anni di età anagrafica e almeno 38 anni di anzianità contributiva.

Si è poi passati a Quota 102, che innalzava il requisito dell’età anagrafica per poter chiedere il pensionamento da 62 a 64 anni, lasciando immutata la necessità di avere 38 anni di contributi versati. Quota 102 scade a fine anno. Senza interventi rapidi si tornerebbe alla Legge Fornero.

I possibili scenari per superare la Legge Fornero

Cosa può accadere? Si potrebbe ad esempio decidere di prorogare temporaneamente Quota 102. Nei mesi scorsi si era inoltre parlato di introdurre la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. Inps, invece, avanza altra idea: andare in pensione dai 63 anni in su, con almeno 20 anni di contributi. Si riceverebbe però fino ai 67 anni una quota calcolata sui versamenti contributivi effettuati. I calcoli del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, prevedono una spesa pubblica di circa tre miliardi di euro in tre anni per questo sistema. Un’altra opzione sarebbe il pensionamento con almeno 64 anni di età e 35 di contributi versati, purché si sia maturato un assegno pari ad almeno 2,2 volte l’importo dell’assegno sociale. Si lavora anche per modificare Ape sociale, anticipo pensionistico per alcune particolari categorie di lavoratori, e Opzione Donna, dedicata nello specifico alle lavoratrici.

Le posizioni dei partiti

La Lega spinge per Quota 41, cioè consentire la pensione anticipata con 41 anni di contributi (consentirebbe 800mila uscite nei prossimi tre anni). Forza Italia propone di innalzare le pensioni minime e di invalidità a 1000 euro al mese per 13 mensilità. Il Partito Democratico, invece, considera prioritaria la flessibilità in uscita con l’introduzione di una pensione di garanzia per i giovani e una pensione agevolata per chi svolte attività lavorative usuranti. Per il Movimento Cinque Stelle, invece, via dal lavoro a 63 anni con la parte contributiva, il resto, invece, a 67 anni. Per Azione e Italia Viva, invece, sì al ritorno alla Legge Fornero. Per i due partiti nessun problema al ritorno al regime attuale.

Quanti pensionati in Italia

Alla fine del 2021 i pensionati erano 16 milioni, con una spesa complessiva lorda di quasi 312 miliardi (+1,55% sul 2020). L’importo medio percepito è di 1.620 euro al mese. Più di 1 italiano su 3, il 32% del totale, percepisce meno di 1.000 euro al mese: si tratta di circa 5 milioni e 120mila persone.

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