Pensioni: chi lascia il lavoro dal 2019 avrà un assegno più basso. Simulazione per età

di redazione
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CEDAN – È ufficiale: coloro i quali accederanno al trattamento di quiescenza il prossimo anno saranno destinatari di un assegno più basso rispetto a chi è andato in pensione nel 2018.

I punti fondamentali di tale decisione sono riconducibili alle disposizioni del decreto ministeriale del 15 maggio, all’interno del quale vengono rivisti i coefficienti di trasformazione delle pensioni o quote di pensione calcolate con il sistema contributivo, in base a un adempimento tecnico che la legge prevede ogni tre anni, in analogia con l’adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi (dal 2021 diventerà biennale).

Sull’argomento non è tardata ad arrivare l’analisi tecnica del prof Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal: si è ampiamente soffermato, forte di uno studio condotto dagli uffici del suo giovane sindacato che ricordiamo dal prossimo anno sarà presente ai tavoli della contrattazione nazionale e locale, sui tecnicismi contenuti all’interno del decreto soprarichiamato.

Perché gli assegni di pensione saranno più bassi

Pacifico spiega che, attraverso il pieno attuarsi del sistema contributivo, “la pensione dei lavoratori italiani sarà fondata su un principio secondo il quale l’allungarsi dell’età pensionandi sarà direttamente proporzionale alla percezione di un importo di pensione leggermente più basso ma ‘spalmato’ su un arco temporale un po’ più lungo, in quanto i versamenti di datore di lavoro e lavoratore vanno a istituire un capitale che all’atto del pensionamento viene poi trasformato in rendita, in rapporto al numero di anni per cui statisticamente si ritiene che questa rendita sarà incassata”.

“È ovvio – continua Pacifico – che lex specialis derogat generali, ovvero che indipendentemente da quello che vale statisticamente per tutti non vale necessariamente per il singolo pensionato; la norma (introdotta con la legge Dini del 1996 e poi confermata con la legge Fornero del 2011) cerca di approssimare l’evoluzione demografica con aggiornamenti periodici”.

Il leader della nuova realtà del panorama sindacale scolastico italiano dichiara inoltre che “il taglio è direttamente proporzionale quota contributiva della pensione. Per la maggior parte dei pensionandi il calcolo contributivo si applica dal 2012 in poi e di conseguenza l’impatto sulla carriera è da quantificare su un quinto o un sesto del montante contributivo accumulato durante il corso della carriera”.

Dunque, con le nuove percentuali fissate dalla legge l’effetto pratico sarà la diminuzione degli importi degli assegni, con percentuali più basse che abbasseranno gli importi delle pensioni. Tale operazione riguarderà sia coloro che accederanno al trattamento di quiescenza con il sistema di calcolo contributivo, sia con il sistema di calcolo misto.

Per una migliore rappresentazione di quanto occorre, prendiamo ad esempio una persona che il prossimo anno compirà 60 anni di età: alla persona in questione verrà attribuito un coefficiente di trasformazione del 4,532% sino ad arrivare al compimento del 70° anno di età di un coefficiente pari al 5,604%. Ciò può essere oggi tradotto rispettivamente su un accumulo di 348 euro su un montante di 100mila per i primi e 431 per i secondi. L’innalzamento dei coefficienti è direttamente proporzionale all’aumento della speranza di vita.

Pacifico: coefficienti di trasformazione in base all’anno di nascita

Marcello Pacifico, in vista di una probabile revisione della legge Fornero sulle pensioni, lancia una proposta: attribuire i coefficienti di trasformazione non in base all’anno di pensionamento, bensì a quello di nascita, in maniera da arginare una volta e per tutte il macchinoso tecnicismo dell’adeguamento all’aspettativa di vita.

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