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Pensioni: conviene chiedere la certificazione del diritto prima del 2022?

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Nel nostro sistema previdenziale esiste la cristallizzazione del diritto e pur se non è obbligatorio, meglio chiedere la certificazione del diritto prima di una riforma.

La cristallizzazione del diritto alla pensione è un istituto che nel nostro sistema vale sempre. In pratica chi matura i requisiti per andare in pensione con una determinata misura entro il periodo in cui questa è in vigore, lo congela per sempre.

Con la cristallizzazione del diritto alla pensione, un lavoratore può andare in pensione anche negli anni successivi la cessazione di una misura pensionistica.

Un argomento di stretta attualità questo, se si pensa che dal prossimo primo gennaio sparisce quota 100.

Certo, in passato non sono poche le esperienze di lavoratori che si sono trovati a perdere il diritto alla pensione perché una misura è sparita o è stata modificata. Gli esodati sono un esempio lampante, anche se poi sono stati salvaguardati da molteplici interventi post riforma Fornero.

Resta il fatto che in base alla normativa, la cristallizzazione del diritto è un istituto assolutamente valido, anche per quota 100 ed anche senza conferme ufficiali da parte dell’Inps, ne con circolari e nemmeno con risposte alle FAQ.

Cristallizzazione del diritto, come funziona per quota 100?

Ricapitolando, i lavoratori presto si troveranno a fare i conti con una profonda revisione del sistema pensionistico. Il periodo è di quelli che potrebbero segnare la storia delle pensioni in Italia.

Infatti dal 2022 sparirà una misura che da tre anni ha interessato molto l’opinione pubblica e o pensionandi, cioè quota 100.

Sparisce dai radar la misura che permette di lasciare il lavoro dai 62 anni di età.

Stando alle regole del sistema, anche nell’ipotesi che impatti lo scalone di 5 anni, cioè anche se non si intervenga con nuove misure altezza native a quota 100, la cristallizzazione del diritto alla pensione può essere sfruttata.

L’ultima generazione di lavoratori nell’orbita della quota 100 sarà quella dei nati nel 1959.

Chi di loro riuscirà a maturare entro la fine del 2021 anche i 38 anni di contributi necessari a quota 100, potrà andare in pensione anche nel 2022 o successivamente.

Perché aspettare per andare in pensione

Perché un lavoratore che ha già maturato il diritto alla quota 100 o ad un’altra misura di pensionamento anticipato dovrebbe restare al lavoro?

Domanda lecita questa, perché effettivamente pare una stranezza che un lavoratore preferisca il lavoro ad un riposo già maturato.

Dietro la permanenza al lavoro di un individuo, ci sono le regole di calcolo delle pensioni.

Restare al lavoro per più tempo garantisce il più delle volte una pensione più alta.

Nel sistema contributivo odierno, più si lavora più contributi si versano e più aumenta il montate dei contributi, ovvero quel salvadanaio in cui anni dopo anno su accumulano i versamenti che poi scaturiscono in pensione.

E poi, più da anziani si lascia il lavoro, più vantaggiosi sono i coefficienti di trasformazione del montante contributivo in pensione.

Per questo, anche in solo anno di lavoro in più può permettere una pensione più alta. Tutto dipende da caso a caso, da soggetto a soggetto.

Alcuni suggerimenti utili

Per quanto detto fino a qui, è assolutamente possibile congelare il diritto alla pensione anticipata con quota 100. E mai come adesso, riuscire a perfezionare i requisiti per la quota 100 è un traguardo importante visto che dopo il triennio sperimentale 2019-2021, la misura scomparirà.

Per chi completa i requisiti nel 2021, sia età anagrafica che età contributiva, ma non vuole avvalersi subito di questa possibilità di pensione anticipata, conviene chiedere all’Inps la certificazione del diritto.

Infatti, anche se la Cassazione più volte ha sancito il contrario, l’estratto conto classico dell’Inps a volte non basta non avendo valore certificativo.

Che significa tutto ciò? Che sarebbe consigliabile, anche se non strettamente necessario per congelare il diritto, farsi rilasciare dall’Inps il cosiddetto Eco Cert.

Si tratta dell’estratto conto certificativo, ovvero del documento contabile dei contributi versati da un lavoratore durante la sua carriera lavorativa.  Con questo Eco Cert, l’Inps certifica il reale montante contributivo di un lavoratore ad una determinata data (quella di richiesta dell’Eco Cert).

Con l’Eco Cert si blinda di fatto il diritto ad una determinata misura previdenziale.

In sostanza, chi compie 62 anni entro il 31 dicembre 2021 ed alla stessa data, perfeziona 38 anni di contribuzione versata, dal momento che perfezione questi due requisiti durante i 3 anni di funzionamento della quota 100, può sfruttare la misura quando vuole.

L’Eco Cert serve per certificare questo diritto alla quota 100 e per non lasciare spazio a dubbi. Infatti occorre fare attenzione dal momento che pur se basta la combinazione 62+38 come soglie minime di uscita, dei 38 anni di contribuzione versata ne servono almeno 35 effettivi da lavoro, nel senso che 35 anni devono essere senza considerare i figurativi da malattia o disoccupazione.

Infine va sottolineato che i 38 anni di contributi possono essere raggiunti anche con il cumulo, ovvero raggruppando tutti i contributi versati in casse diverse ad eccezione di quelli versati presso le casse dei liberi professionisti.

E i dipendenti statali?

Per i dipendenti statali l’ECOCERT non viene rilasciato dall’Inps. Per gli statali occorre utilizzare la costituzione della posizione assicurativa. Uno strumento utile a certificare la reale situazione di carriera di un lavoratore statale, ma che serve anche per chi statale lo era un tempo per esempio e dopo è passato a lavorare nel privato.

Per approfondire rimandiamo all’articolo dedicato: Statali, le alternative all’ECOCERT che l’Inps non rilascia loro come per i dipendenti privati

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